Roma, 22 mar – Si è concluso ieri sera il referendum per l’indipendenza del Veneto. A capo del comitato che lo ha organizzato vi era Gianluca Busato, piccolo imprenditore nel campo dei software. Si poteva votare in gazebi, al telefono ed online, e ad esso avrebbero partecipato secondo gli organizzatori la bellezza di 2.360.235 veneti, il 63% della popolazione. La stragrande maggioranza votando online.

Secondo Busato, il referendum avrebbe valore legale, perché hanno votato “con la carta d’identità due milioni di persone su una popolazione votante di 3,7 milioni”.  Stupito sia dalle cifre, che dal fatto che la gran parte dei media le dessero per buone, ho provato a vedere come si potesse votare online e con quali controlli di regolarità. Premessa, pur amando molto il settentrione italiano, sono nato in Umbria e lì ho sempre vissuto e sono iscritto alle liste elettorali. Dunque, non avrei teoricamente dovuto passare i controlli del sistema di voto. Ma ecco come è andata.

Il sistema innanzitutto mi chiede i miei dati. Non ho problemi a mettere il nome e cognome vero. Naturalmente non posso inserire una città Umbra, opto quindi per Affi, in provincia di Verona (non ho mai visitato quel comune, ma provvederò). Facciamo che sono nato nel capoluogo, Verona. A questo punto è il momento della mail. Potrei mettere la mia, ma se volessi rivotare ancora? Decido allora di usare un comodo servizio, 10minutemail, che ti consente di creare un’email valida per soli 10 minuti, e poi buttarla. Bene. Ora la parte difficile, la carta d’identità. Facciamo che la butto a caso, rispettando il formato dell’esempio: AK 2345678. Perfetto, ora chiedo di mandarmi in mail il “codice unico” che mi dà diritto al voto.

 

confermamailVado a controllare nella mia mail “usa e getta” e la conferma di iscrizione alle “liste elettorali” telematiche è puntualmente arrivata.

 

 

 

 

 

 

 

codicepersonaleEcco l’agognato codice di voto, sul quale si basa l’intero sistema progettato per rendere il voto “regolare”.

Vado alla schermata successiva e, eccoci!! Sono anche un po’ emozionato, vi confesso.

 

 

 

 

votaoraInserisco il codice, ed ecco finalmente la mia scheda elettorale!

Il voto è segreto, quindi non chiedetemi cosa ho votato.

A questo punto il sistema mi consentirebbe anche di scegliere dei rappresentanti, ma mi pare francamente troppo, anche perché sono forestiero e non ne conosco nessuno. Basta così.

In conclusione è giusto però citare la spiegazione di Busato rispetto a un caso come il mio. Busato sostiene che “nottetempo”, venga effettuato un controllo informatico “di incrocio e verifica dati con il database delle anagrafiche elettorali. La query di verifica non viene fatta in tempo reale, in quanto gli indici di ricerca non consentirebbero dei tempi di risposta accettabili per la votazione. Grazie a tali procedure di controllo, i voti che emergono non apportati da persone iscritte all’anagrafe elettorale veneta vengono ripuliti e scomputati dal conteggio finale.”

Ed è qui che, permettetemi, trasecolo definitivamente. Non metto in dubbio che teoricamente, e per un voto ufficiale, si possano incrociare i dati delle votazioni online con quelli dei database anagrafici dei comuni del Veneto. Ma come ha avuto accesso Busato, per un referendum non promulgato da alcuna Istituzione, ai database informatici delle anagrafi dell’intero Veneto? Delle due l’una: o ha amici molto in alto che gli hanno dato le “chiavi”, e il fatto in termini non solo di sicurezza e privacy ma anche di abuso sarebbe ben grave.

O, e mi pare l’ipotesi più probabile, siamo su Scherzi a parte. Del resto, per quanto siano in tanto gli italiani che amano internet, pensare che i veneti abbiano fatto connettere anche gran parte delle nonne per arrivare a 2 milioni e rotti di votanti, pare leggermente arduo.

In ogni caso, io a questo momento storico ho potuto partecipare. E voi?

Cristiano Coccanari

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