fiomTaranto, 2 dic – I risultati definitivi del voto per il rinnovo delle Rappresentanze sindacali unitarie nell’Ilva aprono nuovi scenari sul fronte sindacale italiano. Gli operai della più grande acciaieria d’Europa hanno decretato, infatti, un crollo senza precedenti della Fiom, scesa dai 3063 voti del 2010 agli attuali 1389 pari al 15,12% delle preferenze totali, ultima fra le sigle al voto dopo Uilm, Fim e Usb. Il sindacato dei metalmeccanici della Cgil paga probabilmente la gestione ambigua della vicenda Ilva, in cui ha alternato alla scelta pubblica dell’antagonismo e del giustizialismo nei confronti dei Riva, gli accordi privati col potere politico locale e regionale. Un dualismo che difficilmente poteva essere nascosto agli operai dell’acciaieria e che si è palesato grazie alle intercettazioni telefoniche diffuse dalla stampa, in particolare dalle emittenti locali che hanno mandato in onda il materiale della procura ben prima che scoppiasse lo scandalo nazionale dovuto all’inchiesta de Il Fatto Quotidiano.

Nella registrazione della telefonata tra l’ex responsabile relazioni istituzionali dell’Ilva, Girolamo Archinà, e il governatore della Puglia Nichi Vendola, emergeva uno scambio di battute che lascia poco spazio alle interpretazioni. Nel corso della telefonata Vendola rassicura Archinà dicendogli “I vostri alleati principali in questo momento, lo voglio dire, sono quelli della Fiom, sono i più preoccupati mi chiamano 25 volte al giorno”, “Lo so, lo so” è la risposta lapidaria di Archinà. Nel frattempo il responsabile nazionale della Siderurgia Fiom, Rosario Rappa, da una parte cerca di giustificare il tracollo alludendo a palesi irregolarità nel voto, dall’altra invita il sindacato a una profonda riflessione per avviare “una fase di profonda discussione sia nel rapporto con la fabbrica e i lavoratori, sia con la città e la sua popolazione”. Parole di circostanza che cercano di nascondere la più semplice delle analisi: l’attenzione della magistratura e dei media sulla complessa vicenda Ilva ha portato a galla un solido rapporto di interessi tra Fiom e Sel, partito del sindaco di Taranto Stefàno e del governatore Vendola. Un rapporto teso a tutelare la solidità delle rispettive cariche piuttosto che gli interessi degli operai siderurgici, i quali hanno sancito in maniera inequivocabile la fine del sindacalismo di facciata della Fiom-Cgil.

Francesco Pezzuto

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