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Università “Orientale” di Napoli

Napoli, 20 set – Il caso più eclatante, forse perché assurto per primo agli onori della cronaca nonché in ragione della fama dell’istituzione, è quello dell’Università “Orientale” di Napoli, un’eccellenza italiana e tra le poche in Europa dove è possibile studiare approfonditamente le lingue e le culture dell’est del mondo. All’Orientale, già una novantina di immigrati “richiedenti asilo” sta frequentando gratuitamente lezioni d’italiano, con la prospettiva di procedere poi verso un titolo accademico e lo studio di altre lingue, tra cui il tedesco appare non a caso la più gettonata. Perché in molti già hanno dichiarato di volersi poi trasferire nell’area germanica.

Quel gratuitamente va inteso alla lettera: gratis l’iscrizione, nessuna tassa regionale, libri offerti da una onlus e spesso perfino l’alloggio (comunque garantito a tutti i richiedenti asilo) prossimo alla sede dei corsi.

Si tratta di un progetto di integrazione unico in Italia – spiegano dall’Orientale – che è stato già adottato in Germania, a Bonn con risultati davvero molto importanti. Perché abbiamo deciso di replicarlo a Napoli? Vogliamo offrire un’occasione a giovani che intendono costruirsi una vita diversa da quella precedente, tutto qui. Non diteci però che discriminiamo gli italiani che non hanno la possibilità di mantenersi agli studi perché sono previste agevolazioni specifiche per i redditi più bassi. Chi vuole, può studiare da noi senza spendere tanto. Le polemiche le accettiamo, ma non le strumentalizzazioni”, così dall’università partenopea a Il Giornale, che ha sollevato il caso.

Ci sarebbe intanto un piccolo particolare: mettiamo che a uno studente presunto profugo sia negato il diritto d’asilo e quindi la protezione internazionale e la possibilità di rimanere in Italia, magari tra un paio d’anni data la celerità delle istituzioni preposte alla valutazione delle domande. Che ne sarà del suo corso di studi, nel frattempo generosamente finanziato a spese nostre?

Per non parlare dell’incredibile discriminazione a carico dei giovani Italiani i quali, se provenienti da famiglie a basso reddito, praticamente in povertà, devono comunque sborsare almeno 471 euro all’anno per frequentare l’ateneo napoletano, mentre le borse di studio sono ferme da due anni.

Il tutto nel quadro di una città in cui un bambino su quattro non sa leggere un testo o, se ci riesce, non ne comprende appieno il senso, di una regione – la Campania – in cui soltanto tre bambini su cento vanno all’asilo nido.

Più in generale, lo sforzo profuso per regalare la formazione universitaria a gente di cui a malapena (e non sempre) si conosce l’identità anagrafica, stride terribilmente con la catastrofica realtà del livello educativo nazionale.

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Indicatori della posizione dell’Italia nella classifica internazionale della formazione dei giovani

Era già stato illustrato su queste colonne il rapporto Ocse su “giovani e occupazione”, da cui emergeva che i giovani italiani si trovano quart’ultimi in occupazione, ultimi in competenze letterarie e penultimi in abilità matematiche tra i 34 paesi più sviluppati. In un altro rapporto Ocse sul panorama delle competenze degli adulti, si scopre – accanto alla conferma del bassissimo livello di competenze letterarie dei 16-24enni – il record negativo della maggiore frazione della popolazione priva di istruzione secondaria e della minima percentuale tra i paesi più sviluppati di popolazione dotata di istruzione superiore (terziaria). Di che scervellarsi per ricostruire un futuro per questa nazione, compromesso dal miserando livello formativo dei giovani, altro che università gratis per gli ultimi arrivati.

La realtà, però, è forse perfino più disperante: formare gli immigrati a prescindere, a scapito della formazione dei giovani italiani, è perfettamente funzionale alla sostituzione di popolo di cui l’Italia pare essere la prima vittima sacrificale. Qualora non bastassero i numeri, infatti, saranno le competenze – pure se minime e approssimative – a dare la necessaria forza d’urto distruttiva ai nuovi arrivati.

In realtà l’Orientale di Napoli è la punta di un iceberg fatto di miriadi di iniziative, non sempre alla portata dei radar dell’informazione, per esempio altre università – come quella fiorentina, secondo fonti locali – hanno probabilmente attivato analoghe opportunità ma evitando di farsi pubblicità, né la gratuità dell’istruzione superiore è limitata all’Italia: oltre alla già ricordata Germania, si ha notizia almeno degli specifici corsi di lingua e cultura nazionale per titolari di protezione internazionale presso l’università di Praga.

È però nel mare magnum dei corsi di formazione professionale che l’idea della preparazione gratuita degli immigrati un tanto al chilo va alla grande.

Praticamente ovunque vi sia un centro di accoglienza gestito da un’associazione spuntano nuovi corsi nelle più varie discipline, mentre esiste perfino un programma interregionale denominato S.O.F.I.I.A., promosso dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, co-finanziato dal Fondo Europeo per l’integrazione e attivo da alcuni anni, che vede in questa fase le regioni Lazio, Sicilia e Toscana impegnate nella formazione di natura imprenditoriale di immigrati nei settori agro-alimentari. Miriadi di iniziative e risorse per decine di milioni di euro che invece avrebbero potuto essere utilizzate per risalire la china dell’abisso culturale e formativo dei nostri ragazzi.

Tra le ultime brillanti idee integrazioniste, quella del Prefetto di Pisa, Attilio Visconti: una scuola di formazione nel settore agroalimentare per 60-70 presunti rifugiati nelle strutture del parco naturale di San Rossore.

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Immigrati partecipanti a un corso di formazione in imprenditoria agro-alimentare nell’ambito del programma europeo e interregionale S.O.F.I.I.A.

A questo ennesimo schiaffo alla precarietà della situazione educativa e occupazionale dei nostri giovani ha risposto a stretto giro il responsabile pisano di Sovranità, Matteo Pacini: “Si tratta di una incredibile discriminazione a danno degli Italiani, in testa i giovani, e di iniziative che sottraggono preziose risorse dalle tasche degli Italiani. Piuttosto che pianificare questa scellerata sostituzione degli Italiani con gli immigrati, sarebbe opportuno come minimo chiarire gli aspetti chiave della ‘prima fase’: la Prefettura stessa – attacca Pacini – ha fornito circa tre settimane fa un dato scandaloso circa la mancata identificazione di 347 degli 801 clandestini arrivati dalla primavera scorsa a fine agosto e dislocati nelle strutture di accoglienza reperite nei Comuni della provincia, risultati irreperibili fin dai giorni immediatamente successivi all’arrivo”.

“Il Prefetto – conclude il responsabile provinciale di Sovranità – invece che inventarsi queste strampalate iniziative di formazione, sarebbe tenuto a dare risposte ai cittadini che chiedono diritti e sicurezza, esasperati dalle scellerate iniziative di istituzioni che a tutto servono tranne che a difendere i nostri connazionali”.

Manlio Lanini

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