boldrini-3Roma, 31 mar – La Boldrini è tornata. Dopo un lungo periodo di relativo (e benedetto) silenzio, la presidente della Camera torna protagonista con una uscita delle sue. Intervenendo alla presentazione del Rapporto 2014 di Italiadecide, “Il Grand Tour del XXI secolo – L’Italia e i suoi Territori”, la Boldrini, in mezzo a tante banalità di circostanza, ha infine tirato fuori un colpo da vera fuoriclasse del politicamente corretto.

“Le politiche per il turismo – ha detto – andrebbero pensate in modo integrato con le altre politiche rivolte all’accoglienza degli stranieri che vengono da noi per ragioni di lavoro, di studio, di cura o semplicemente alla ricerca di pace, di diritti e di sicurezza. Non possiamo, senza una insopportabile contraddizione, offrire servizi di lusso ai turisti affluenti e poi trattare in modo, a volte, inaccettabile i migranti che giungono in Italia dalle parti meno fortunate del mondo, spesso in condizioni disperate”.

Avete capito bene? Immigrazione e turismo di lusso messi sullo stesso piano. Ma cosa c’entra? La Boldrini non riesce davvero a capire che noi non “offriamo” servizi di lusso a nessuno ma che i turisti li hanno solo perché pagano per averli? Che una dinamica prettamente commerciale e una complessa questione politica, sociale, economica, etnica, culturale come quella immigratoria non hanno davvero nulla a che fare tra loro? Sarebbe come paragonare il servizio delle mense per i poveri con i ristoranti dell’alta cucina. Ovviamente si può sempre contestare il lusso in quanto tale, talora anche con qualche ragione, ma che c’entrano in tutto ciò i “migranti”?

Del resto la confusione tra i differenti piani è una caratteristica tipica della Boldrini, come dimostra anche un altro passaggio del discorso in questione:

“Penso, in conclusione, che potremo imprimere un vero salto di qualità alle nostre politiche per il turismo solo se riusciremo a considerare sempre di più il turista non solo come uno straniero di passaggio e una potenziale fonte di guadagno, ma come un cittadino ‘temporaneo’ al quale garantire servizi e diritti paragonabili a quelli di tutti gli altri cittadini”.

Turisti come cittadini. Una visione aberrante che vorrebbe essere “buona” e tollerante ma che invece si rovescia naturalmente nel suo opposto: se si considera un turista come un cittadino sarà inevitabile considerare il cittadino come un turista. Cioè un individuo sradicato, apolide, a cui nel migliore dei casi fornire dei “servizi”, ma da considerare inevitabilmente come una persona di passaggio, intercambiabile, senza radici.

Giuliano Lebelli

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