Silvio Berlusconi lascia l' Ospedale San RaffaeleL’estromissione forzata di Silvio Berlusconi dalla vita politica (o almeno da quella parlamentare) procede a ritmi forzati. Ieri la Giunta per le elezioni del Senato ha votato a maggioranza la sua decadenza da senatore, a seguito della condanna definitiva per frode fiscale. La parola passa ora all’Aula di Palazzo Madama che dovrà ratificare la proposta.

 

La reazione del diretto interessato è stata, come facilmente immaginabile, molto dura: “Questa indegna decisione – ha dichiarato Berlusconi – è stata frutto non della corretta applicazione di una legge ma della precisa volontà di eliminare per via giudiziaria un avversario politico che non si è riusciti ad eliminare nelle urne attraverso i mezzi della democrazia. La democrazia di un Paese si misura dal rispetto dalle norme fondamentali poste a tutela di ogni cittadino. Violando i principi della Convenzione Europea e della Corte Costituzionale sulla imparzialità dell’organo decidente e sulla irretroattività delle norme penali oggi sono venuti meno i principi basilari di uno stato di diritto”.

 

Dando per scontata la decadenza, resta ora da capire cosa ci sia nel futuro del centrodestra italiano post-berlusconiano. Il Cavaliere non ha visibilmente più idee né energie, anche se forse proprio la cacciata dal Parlamento potrebbe ridargli forza agli occhi di un elettorato che potrebbe vederlo come “martire” e come vittima di un ingiustizia politico-giudiziaria. Che Berlusconi abbia imboccato la parabola discendente è comunque certo e il tira e molla sulla fiducia a Letta, culminato con la clamorosa marcia indietro dell’ultimo minuto, lo ha testimoniato.

 

Attorno al leader, intanto, si fa il vuoto, anche se dopo la decisione della Giunta sono arrivate molte belle parole di circostanza. La prova della fine di un’era è data anche dalle smanie di protagonismo del carneade di turno, tale Ulisse Di Giacomo, già senatore del Pdl nella passata legislatura e alle ultime elezioni primo degli esclusi della lista pidiellina in Molise, dove Berlusconi è stato eletto. E’ stato proprio lui il primo a chiedere formalmente la fuoriuscita dal Senato del Cavaliere, ben sapendo che così le porte di palazzo Madama si aprirebbero per lui. Il capo è caduto e i gregari si spartiscono i suoi averi frugando sul cadavere.

 

Politicamente, il centrodestra si sta pian piano assestando su una linea moderata, neodemocristiana, tecnocratica, ostile agli “estremismi”. Di fatto, lo strappo definitivo dal Cav è avvenuto in ossequio ai mercati, non per questioni di sovranità o anche solo di dignità personale. Eppure di occasioni ce ne sarebbero state. Berlusconi, ovviamente, raccoglie solo quel che ha seminato, nel suo ostinato rifiuto di creare classi dirigenti anziché clientele buffonesche. E certo nessuno rimpiangerà alcuni “falchi” di caricaturale esuberanza destinati a finire nel dimenticatoio dopo la presa del potere della linea Alfano-Lupi. Resta tuttavia l’impressione che la fine della cosiddetta “anomalia italiana” – se mai avverrà – potrebbe portare solo a una generale normalizzazione in senso liberale. E non è affatto sicuro che questa sia una prospettiva poi così desiderabile…

 

Adriano Scianca

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