La Russa si taglia il pizzetto a Porta a Porta
La Russa si taglia il pizzetto a Porta a Porta

Roma, 5 Giu – E’ ufficialmente ripartito il tormentone sul futuro della destra. Dopo il non eccelso risultato delle europee, su siti internet, forum e riviste è tutto un florilegio di lettere aperte per “rilanciare la destra”, “ricostruire il centro destra”, “affermare la vera destra” qualunque cosa voglia dire. Forza Italia che apre ad Alfano e alla Lega, Salvini che apre e chiude a Berlusconi, Cicchitto che si invita da solo al dibattito per dire una castroneria delle sue, La Russa che si taglia il pizzetto in tivù. Tutto ciò ha generato una gara al commento: “C’ha ragione la Meloni, bisogna fare le primarie!”, “No, L’unica speranza è Salvini perché sta con la Le Pen”, “E’ tutta colpa di Platinì e Berlusconi”, “La Russa chi? Quello dei Simpson?”. Siccome non mi sento da meno e sono stufo di vedermi riempire la home di fregnacce compulsive ho deciso di  voler scrivere una lettera aperta anche io. La voglio scrivere come risposta a tutti i promulgatori di ricette una tantum, ai curiosi impiccioni, agli smemorati che solo ad elezioni alternate, quando perdono cioè, si ricordano di avere una base elettorale di riferimento. Ovvio la indirizzerei alla Meloni, a La Russa, ad Alemanno e a tutti gli ex colonnelli di an, incapaci in venti anni di governo di imporre un talk show televisivo, figuriamoci di rilanciare un’area politica. Per conoscenza ne invierei comunque una copia a tutte le segreterie politiche che fino a qualche giorno fa componevano la giunta cittadina: a fare i ragionieri siete stati anche discreti peccato nessuno si sia accorto del colore della vostra maggioranza. Non ne farei un testo ampio, ampolloso, pieno di richiami ad un comune passato che io non ho mai vissuto o a radici profonde congelate da anni di prassi discutibili. Solo una breve citazione di Carmelo Bene, ripresa da alcune inserzioni che nel 1992 lo stesso genio salentino fece pubblicare su alcuni grandi quotidiani nazionali: «Oggi lo Stato dello spettacolo è in mutande: per sopravvivere ad ogni costo, minaccia contributi e sovvenzioni (a una marea indiscriminata di sfaccendati che – quasi nessuno escluso – può giovare al teatro in un solo modo: togliendosi di mezzo = disoccupandosene».

Se al teatro sostituiamo il rilancio della destra politica direi che il paragone è azzeccatissimo, così come l’invito liberatorio a smettere di riempire quotidiani e rubriche di lettere destinate ad un popolo orfano dal ’45. Sembra di ritrovarsi catapultati 20 addietro quando Ambra Angiolini col caschetto leggeva le letterine a non è la rai. Vogliono giovare alla destra? Se ne disoccupassero, facendosi da parte. Magari su un eremo sperduto.

Avrebbero modo di riflettere sul fatto che anni ed anni di politica fatta di continue scuse, di abiure, di snobismo e di complessi di inferiorità verso la sinistra non sono il miglior biglietto da visita per mettersi a criticare chi adesso compie scelte diverse e magari si è un po’ scocciato di farsi prendere per il naso a gratis semplicemente agitando l’indefinita parola “destra”, quasi si dovesse cadere in una specie di trans ipnotica al solo pronunciarsi.

Photoshop può creare dei manifesti con una finta gnocca. La realtà della destra di governo invece lascia ai posteri il dato dell’abrogazione del servizio di leva, del trasformismo d’accatto e dell’incapacità assoluta di creare delle strutture sul territorio. Fornendo prova di bieco opportunismo e pensiero debole d’altro canto, la classe dei sindaci e dei ministri di destra ha fallito anche nella formazione della generazione giovanile, che infatti è ovunque già vecchia, compromessa, arrivista e col mito del tea party per giunta.

Di certo non sarà un bene non avere più una rappresentanza di destra nelle istituzioni, ma forse, date queste premesse, neppure un male. Soprattutto potrebbe non essere un male per noi, che non potendo più paragonarci a loro per inerzia cesseremo di sentirci degli eletti, apostoli di una rivoluzione mai compiuta e cominceremo a costruirci non solo più in antitesi.

Luca Cielocamminatore

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