Il golpe di Napolitano? Scoperta l’acqua calda

hotRoma, 12 feb – E così sono tutti presi dal nuovo tormentone, il “golpe Monti-Napolitano”. Le rivelazioni inedite di Alan Friedman hanno fatto luce su uno dei momenti politici più controversi della storia politica recente. Un momento: “rivelazioni”? “Inedite”?


A ben vedere, chi abbia letto con attenzione i giornali negli ultimi tre anni avrà l’impressione di trovarsi di fronte alla scoperta dell’acqua calda. Andiamo a fare un ripassino.

Siamo nel 2011. È luglio. Verso il 25, diciamo, il periodo in cui agli inglesi piace, come da tradizione, venire a passare le ferie in Italia e, se possibile, far cadere i governi. Chi, il 24 luglio, avesse deciso di portare La Stampa di Torino sotto l’ombrellone avrebbe potuto leggere una chicca interessante (cfr. qui). Si parla di

un incontro di cui nulla si è saputo, riservato come era a pochi e selezionatissimi invitati. Al Ca’ de Sass, storico palazzo della finanza milanese, alle sette della sera di lunedì scorso erano convenuti ad ascoltare Romano Prodi personaggi come Giovanni Bazoli, Carlo De Benedetti, Corrado Passera, Mario Monti, Angelo Caloia.

L’informato cronista riporta un dialogo fra Prodi e Monti:

Il primo dice al secondo: «Caro Mario, secondo me Berlusconi non se ne va neppure se lo spingono, ma certo se le cose volgessero al peggio, credo che per te sarebbe difficile tirarti indietro». Monti resta colpito. Conosce bene Prodi, sa che il Professore non è tipo da sprecare parole, soprattutto è uno che non è mai uscito dai giri che contano.

Non basta:

Nelle ultime due settimane al presidente della Bocconi è capitato già altre volte di sentirsi fare discorsi come questo, nel corso di incontri riservati, da parte di interlocutori qualificati e di diverso orientamento politico. Tra gli altri, qualche giorno fa Monti ha ricevuto nel suo studio milanese anche Enrico Letta, sherpa di frontiera, visto che oltre a essere vicesegretario del Pd è anche uno dei politici più stimati dal Capo dello Stato.

Capita, infatti, che

per effetto della crisi endogena del governo e di quella esogena dei mercati, da qualche settimana attorno a Monti si è creato un convergere di interessi e di simpatie da parte dei «poteri forti», che potrebbero rendere più concreta del solito l’epifania tante volte annunciata del professore della Bocconi.

Il giorno dopo, il nostro lettore potrebbe allora aver deciso di cambiare giornale per rilassarsi sul bagnasciuga senza troppe fantasie complottiste per la testa. Mettiamo, allora, che dal giornale della Fiat abbia deciso di passare a quello di De Benedetti. Eppure il nostro, leggendo La Repubblica del 25 luglio 2011, potrebbe essere incappato nell’articolo “Mosse d’estate del Capitalismo di transizione”, di Massimo Giannini. Il quale, zitto zitto, la butta lì:

Si narra di un governo di «emergenza nazionale» per l’autunno. Con chiunque parli, nel mondo economico, ti dice che potrebbe guidarlo Giuliano Amato. Lo fece già nel ‘92, con l’Italia in bancarotta. Può farlo anche nel 2012, con l’Italia in bolletta. A volte, sorprendentemente, ritornano. Arrivederci a settembre.

Passano due giorni. Sempre Repubblica. Sempre Giannini. È il 28 luglio 2011 (cfr. qui). Sentite questa:

Com’è già successo nell’ Italia del ‘92, in uno dei tornanti finali della Prima Repubblica, di fronte al collasso del sistema politico tocca alle parti sociali propiziare la “svolta”. Oggi la storia si ripete

[…]

L’iniziativa straordinaria di questo «partito trasversale» dei ceti produttivi ha dunque un doppio significato. Un significato economico: dà la misura della drammatica emergenza che l’Italia sta attraversando. Un significato politico: mette in mora Berlusconi, e di fatto lo «liquida» in nome di un interesse generale che il suo governo non è più in grado di assicurare.

[…]

Come nel ‘ 92, le parti sociali esigono un cambiamento radicale. Propongono una «supplenza», sostituendo una politica che non ce la fa.

[…]

Ma sembrano proporre anche una «reggenza», alludendo a una politica che ce la può fare. Governo «tecnico», affidato a Mario Monti? Governo di «salute pubblica», affidato a Giuliano Amato? Governo di «emergenza nazionale», affidato a Giulio Tremonti? Non importano la «formula» e il «nome». Quello che importa è che la richiesta delle forze sociali è ormai in campo. E tutti i protagonisti della partita in atto dovranno tenerne conto

Il resto è storia. Sappiamo praticamente tutto. Dove, come, quando. Un’ultima conferma di qualche mese successivo. È il 10 novembre 2011, l’economista Giacomo Vaciago interviene al convegno organizzato dall’Associazione Koiné (le sue frasi sono riportate qui). Vaciago è universalmente noto per essere molto vicino a Monti. Leggiamo:

Monti è un’ancora che il Quirinale ha inventato. E’ da quattro mesi che si prepara. Il programma è già pronto ma nessuno ha avuto il coraggio di dirlo a Silvio Berlusconi. 

Allora, pensateci bene: avevate davvero bisogno di Alan Friedman?

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