Il grande inciucio: i ministri berlusconiani del governo Renzi

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Il neo ministro dello Sviluppo Economico Federica Guidi e Silvio Berlusconi

Roma, 24 feb – Quanto c’è di Berlusconi nel neonato governo Renzi? Dopo la nomina di Andrea Orlando, ministro della Giustizia, noto soprattutto per essersi fatto portavoce nel corso degli ultimi anni di alcune ricette berlusconiane (riforma del Csm, stop all’obbligatorietà dell’azione penale, aggiungendovi alcune ‘chicche’, tipo l’abolizione dell’ergastolo e una riforma del 41bis), un altro dicastero di peso è finito nell’orbita del Cavaliere: quello dello Sviluppo Economico. Su quella poltrona, con deleghe alle Comunicazioni, ci è finita Federica Guidi e non è un caso. Giustizia e Comunicazioni sono due campi su cui Berlusconi avrebbe chiesto garanzie in cambio di una “opposizione responsabile”, vale a dire disposta a votare assieme al governo là dove si ritenga necessario.

Ma la Guidi non pare abbia quel curriculum necessario a guidare un dicastero così strategico. Vero è che negli ultimi anni gli esecutivi abbondano di figure scarsamente preparate, ma nel caso di Federica, se escludiamo la leadership di Confindustria giovani, non figurano altri incarichi che possano far pensare a questo salto di qualità. Non solo, secondo quanto riportato dall’Huffington Post, la Guidi avrebbe cenato lunedì 17 febbraio, nella villa del Cavaliere ad Arcore. E a conferma della soddisfazione di Berlusconi per la nomina di Federica Guidi, anche il quotidiano Libero sottolineava come i due ministeri, quello della Giustizia e dello Sviluppo Economico, siano stati “un capolavoro di Verdini”.

Quando nel 2012 si parlava di un ritorno a Forza Italia, il nome della Guidi circolò come possibile “delfino” di Berlusconi. Lei, intervistata, rilasciò a suo tempo queste parole: “La politica è una cosa molto lontana da me, ma nella vita vale per tutti mai dire mai”.

Sarà proprio Federica Guidi a gestire i dossier sullo scorporo della rete Telecom e sulle frequenze del digitale terrestre. Per intanto ha già abbandonato la carica di vicepresidente dell’azienda di famiglia (Ducati Energia, gestita dal padre Guidalberto Guidi, anche lui ad Arcore durante la cena di lunedì 17 febbraio). Ma i conflitti di interesse non cessano qui. Da ministro la Guidi si occuperà di Simest (Società Italiana per le Imprese all’Estero S.p.A.) per tre quarti in mano alla Cassa Depositi e Prestiti. Ma Simest detiene il 15% di Ducati Energia.

Un altro conflitto di interessi che sarà sul tavolo della Guidi è legato a Finmeccanica (30% nelle mani dello Stato) che vuole cedere da tempo BredaMenarinibus, leader nel settore della produzione di autobus. Quale azienda è tra le candidate all’acquisto? Naturalmente Ducati Energia.

Insomma, anche in questo caso pare che Renzi abbia dimostrato continuità con i precedenti governi di centrosinistra. Nessun accenno ad una legge sul conflitto di interessi e garanzie all’amico Berlusconi.

Giuseppe Maneggio

 


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