Roma, 16 mar – L’immigrazione continua a dominare la scena politica nazionale ed europea. Sono, infatti, particolarmente preoccupanti i dati forniti dal ministero dell’Interno. Secondo il Viminale: “Nei primi settantatré giorni del 2017 i migranti soccorsi in mare sono aumentati del 67%. Se erano 9.496 quelli sbarcati al 14 marzo 2016, sono stati 15.852 quelli giunti dalla Libia in pari data del 2017”. Inoltre, se il flusso migratorio dovesse mantenere questo ritmo, a fine anno si potrebbero registrare fino a duecentocinquantamila arrivi. Solo per dare un’idea delle proporzioni, la città di Verona (tra i primi dodici comuni più popolosi d’Italia) ha una popolazione pari a 258. 274 abitanti. È evidente che la situazione è decisamente sfuggita di mano. Attenzione, però, a non fare gravi errori di valutazione. Infatti, questi dati non sono frutto di una difficile contingenza internazionale, al contrario sono il risultato di una precisa scelta politica. Vediamo quale.

Far prosperare l’immigrazione è un affare non solo per i colleghi di Buzzi, ma anche per il governo che, con la scusa dei flussi incontrollati, chiede maggiore discrezionalità all’Ue nella gestione della spesa pubblica. Per questo motivo, l’immigrazione non è combattuta ma incentivata.  Se qualcuno ha dei dubbi, basta rileggersi le dichiarazioni che ha fatto il nostro aristocratico presidente del Consiglio Paolo Gentiloni Silverj. Secondo il premier, il problema dell’immigrazione illegale non lo risolve neppure Mago Merlino. Ieri, inoltre, a Strasburgo ha rincarato la dose dicendo che: “Se i Paesi in prima fila nella gestione dei flussi migratori vengono lasciati soli non ci sarà fiducia nel futuro dell’Ue. Quello della crisi migratoria è uno dei temi su cui l’Ue ha difficoltà ad avere una risposta comune”. Belle parole, certamente il problema che la risposta comune invocata da Gentiloni è completamente sbagliata. Si tratta, infatti, di una clamorosa resa della politica di fronte ad un fenomeno che secondo le stime di Europol ha fruttato ai trafficanti di uomini circa sei miliardi di euro solo nel 2015. È come se il governo non potendo sconfiggere la mafia, chiedesse a questa di pagare almeno le tasse.

Il punto importante però è un altro: davvero gli sbarchi sono un fenomeno incontrollabile? Pare proprio di no.  A smontare questo teorema caro ai progressisti è bastato un video di pochi minuti di Luca Donadel. Il video, pubblicato su questo sito l’otto marzo, dimostra chiaramente che i salvataggi avvengono a poche miglia dalla costa libica con la complicità di varie “ong umanitarie”. Per arrivare a queste conclusioni, Donadel, si è basato sui dati Marinetraffic.com, un sito che grazie al sistema di tracciamento chiamato AIS può definire con precisione l’identità e il tracciamento satellitare di tutte le imbarcazioni del mondo. Detto ciò, cerchiamo di capire come si può stroncare il traffico di esseri umani nel Mediterraneo. Tra le proposte più intelligenti c’è sicuramente quella di Gianandrea Gaiani, direttore di Analisi Difesa.

Secondo Gaiani: “La Marina italiana e la flotta europea potrebbero attuare respingimenti assistiti, raccogliendo in mare i migranti già nelle acque libiche. Un’operazione da effettuare impiegando mezzi da sbarco e scorta militare con una nave da guerra a protezione di quel tratto di spiaggia. I flussi cesserebbero nel giro di una settimana poiché nessuno pagherebbe più i trafficanti sapendo che si ritroverà in Africa. Inoltre l’Onu sarebbe obbligato a intervenire in Libia per rimpatriare i 400 mila migranti che secondo le stime sono in attesa d imbarcarsi”. Difficile, certo, ma non impossibile. Si tratterebbe di una rivoluzione copernicana. Invece di investire ingenti risorse per distribuire i migranti in tutto il continente europeo, l’Ue dovrebbe impiegare le sue risorse economiche per rompere questo circolo vizioso. Se poi qualche anima buona dovesse impietosirsi, basterebbe ricordargli che i migranti sui barconi non scappano da nessuna guerra. Sono, infatti, uomini adulti e in buone condizioni fisiche e benestanti per gli standard dei loro paesi di origine (Guinea, Nigeria, Costa d’Avorio, Gambia, Senegal, Marocco, Malì, Sierra Leone e Camerun e Bangladesh). È difficile pensare che un uomo in forte stato di denutrizione che vive con meno di un dollaro al giorno possa affrontare un viaggio così costoso e faticoso. Il dubbio che stiamo aiutando le persone sbagliate si fa ogni giorno più forte.

Salvatore Recupero

Commenti

commenti

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

15 − 3 =