Immigrazione: l’Europa è sempre più divisa

immigrati1Dopo la recente tragedia di Lampedusa, il dibattito politico è tornato ad incentrarsi sull’immigrazione e sulle sue conseguenze sociali e la conclusione è che l’Italia non è in grado di sobbarcarsi il peso di questo fenomeno. Ecco perché, lo scorso maggio, ad esempio, il governo italiano ha dato 500 euro a testa a 300 extracomunitari provenienti da Togo, Libia e Ghana perché lasciassero la Sicilia alla volta della Germania. Subito dopo il loro arrivo ad Amburgo, Detlef Scheele, senatore dell’Spd, ha tuonato: “Non hanno nessun diritto legale a un alloggio né a un’assistenza economica, sarebbe folle dar loro false speranze di un futuro lavorativo qui”. La Germania dunque, per tutelarsi rifiuta di accogliere dei profughi e chiama in causa il diritto.

In Italia, dove la difesa dei diritti nazionali si chiama razzismo, il sindaco di Roma, Marino ha subito annunciato che “155 superstiti verranno accolti qui, in questa città, grazie anche alla collaborazione del ministero dell’Interno” senza spiegare però dove, come e quando inserire da un giorno all’altro queste persone nel tessuto sociale di una città. E, mentre il ministro dell’Interno Alfano chiede la collaborazione dell’Europa, Michele Cercone, il portavoce del Commissario Ue agli Affari interni, Cecilia Malstrom, dichiara: “L’Europa non è assente, dirlo e pensarlo è una miopia italiana, frutto di politici locali che non sono in grado di dare risposte tempestive al problema e allora dicono che l’Europa non fa nulla”. Per Cercone il problema è che “ogni Paese ha voluto mantenere la propria sovranità in materia di asilo e immigrazione e la frammentazione legislativa non aiuta.”


Sostenere che per risolvere il problema occorre diminuire la sovranità è folle: il vero problema è che in Europa ci sono Stati di serie a e Stati di serie b, Stati sovrani e Stati passivi. L’Italia non è uno Stato sovrano perché se dichiarazioni come quelle del senatore Scheele nel nostro paese sarebbero state seguite da settimane di critiche e accuse.

Michael Mocci

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