operazione mare nostrumRoma, 23 ott – Fra la seconda metà del quattordicesimo secolo e la prima metà del quindicesimo secolo, la carenza di manodopera causata dalla peste si era fatta così drammatica che i salari crescevano tumultuosamente di anno in anno anche in termini reali.

Fu una catastrofe economica, si dirà, un macello per i padroni, che chiusero bottega e si ritirarono a fare i santi eremiti. In realtà, questo potere d’acquisto nelle mani finalmente degli strati più poveri della popolazione fu, si badi bene alle date, l’innesco di quello straordinario periodo di prosperità economica, artistica e spirituale nota come Rinascimento. Forse il periodo di maggiore centralità italiana nella Storia moderna. Per i motivi sbagliati (la peste) si era fatta la cosa giusta (aumentare i salari), e la domanda crescente, anche di beni voluttuari, aveva trainato gli opifici, l’agricoltura e l’artigianato e ovviamente con essi le spese delle corti per primeggiare nella bellezza e nella munificenza verso gli artisti del periodo. Fu la nascita del nostro stesso concetto di gusto e di amore, della vera unificazione culturale della Patria e della centralità dell’Europa in un mondo in velocissima trasformazione. Nulla a che vedere con le finte rivoluzioni dell’informatica, il cui unico effetto è al lato pratico quello di gonfiare bolle speculative in borsa.

A che pro questa digressione storica? Lo scopo è quello di tentare di capire esattamente cosa alberga nel cervello di chi ha manifestato, a Milano, contro la Lega che chiedeva maggiore severità nel monitorare i flussi migratori in entrata. Ma andiamo con ordine: prendiamo il mantra dei media sussidiati di regime sui “lavori che gli italiani non vogliono più fare”. Alla luce dell’esperienza storica, in realtà, capiamo bene che c’è qualcosa che non torna nel ragionamento: se veramente ci fosse carenza di manodopera in un qualche settore, basterebbe offrire salari più alti, e l’effetto sarebbe di miglioramento del tessuto sociale, e non altro. Manodopera relativamente scarsa vuol dire salari relativamente alti, quindi benessere diffuso. E qui già si accende una lampadina: chi è che ha l’interesse immediato alla deflazione dei salari?

Ma entriamo più nello specifico: cosa intendeva dire Marx quando parlava di “esercito industriale di riserva”? La risposta è abbastanza banale: una persona ricca, che impiega molti lavoratori tanto nei servizi domestici quanto nel proprio business, ha tutto l’interesse a che la manodopera sia estremamente abbondante ed a buon mercato per lucrare più alti margini.

In realtà sappiamo che è un interesse miope ed immediato, perché se i salari crollano le imprese stesse non fatturano (chi di austerità ferisce di austerità perisce), ma in effetti visto propriamente nell’ottica individuale ed individualista un “esercito industriale di riserva” è una manna dal cielo se si è già ricchi.

Quindi, a che pro fare ridicole manifestazioni cosiddette “meticcie ed antirazziste” contro la Lega, su cui pure ce ne sarebbero di ben più gravi da dire? Possiamo razionalmente sostenere che tutti i manifestanti fossero abbienti della Milano-bene? È lecito dubitarne, per quanto sappiamo bene quanto i rampolli della ricca borghesia radical-chic amino mescolarsi al sabato sera con la teppaglia dei centri sociali per provare l’ebbrezza della “trasgressione” e far vedere quanto sono “progressisti”.

«Non ho rapporti con i proletari… soltanto a tarda notte lungo i viali» cantava Guccini, ma questa è un’altra storia.

Dato che possiamo tranquillamente escludere che i manifestanti “meticci ed antirazzisti” fossero tutti i “bene” di cui sopra, allora chi sono? Masochisti che godono nel farsi del male, nel promuovere fenomeni che danneggiano in primo luogo se stessi e le proprie famiglie?

In parte sicuramente, se scremiamo appunto tutti quei figli di papà iscritti ad economia, lettere moderne indirizzo giornalismo e scienze politiche che frequentano certi ambienti per darsi un tono, senza mai aver lavorato un’ora in vita loro. È possibile quindi che l’ideologia renda così autolesionisti? Si, se è debitamente pompata dai mezzi d’informazione. È questo il nocciolo della questione: da anni, decenni probabilmente i media inculcano negli italiani (ed in generale negli europei) uno strisciante senso di colpa per il proprio presunto benessere, a colpi di pubblicità progresso, bambini che muoiono di fame, strazianti reportage della domenica pomeriggio sull’Africa, talk-show moralisti, angelus papali sull’accoglienza.

In fondo, sentiamo sempre quella vocina dentro che ci fa vergognare del fatto che noi mettiamo insieme tre pasti al giorno, e magari siamo pure sovrappeso, mentre i poveri migranti no. Migranti che spendono migliaia di euro per imbarcarsi, mentre l’unico scopo dell’operazione Mare Nostrum, da parte sua, è quello di mettere in salvo le famiglie dei tagliagole wahabiti dell’Isis e favorire il rifugio in Europa dei medesimi. Tanto per non farci mancare nulla.

Matteo Rovatti

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