Trasmissione Il fatto del giorno

Roma, 12 ott – Ingroia cambia mestiere. Smessa la toga da Pm, il fondatore di Rivoluzione Civile ha deciso di intraprendere la carriera d’avvocato, ma le parole pronunciate il giorno del giuramento non sono piaciute ai penalisti dell’Ucpi (Unione Camere Penali Italiane). “Non difenderò mai corrotti e mafiosi” ha dichiarato l’ex Pm, “se non ci fosse bisognerebbe inventarlo” replicano ironicamente i penalisti italiani, che proseguono: “l’avvocato Ingroia si eserciterà dunque come difensore in casi di furto di merendine, omessa custodia di animali,  abigeato (ma non in Sicilia), esercizio abusivo dei mestieri girovaghi, per il resto nisba, gli imputati si facessero difendere dai colleghi che non sanno che i moralisti hanno vinto, qui da noi”. Le critiche sarcastiche dell’Ucpi sono a 360 gradi: “perse le elezioni, dopo aver  addebitato il fallimento agli sfottò di Crozza, ha deciso, tanto per dare una mano alla immagine di imparzialità della magistratura, di tornare a fare il giudice, ma non ad Aosta, non sufficientemente cool  (nonostante il clima) per un investigatore come lui. Poi è entrato rumorosamente nei ranghi dell’avvocatura, iniziando l’esercizio della professione – e per di più in un luogo dove la legge professionale gli impedisce di esercitare per un paio d’anni almeno – prima ancora di prestare giuramento. Infine se ne esce con queste frasi amene, facendo comprendere meglio di qualsiasi manuale che l’ingresso dei magistrati nei ranghi dell’avvocatura non può essere automatico ma deve passare attraverso un esame che accerti la condivisione da parte dell’aspirante di quei principi di libertà, autonomia ed indipendenza senza i quali – e non c’è timbro di Ordine o giuramento che tenga – non si è avvocati. Il giuramento l’avrà anche letto, ma non deve averlo compreso pienamente: se lo faccia spiegare da Crozza, lui si che aveva capito tutto.

Insomma Ingroia dopo aver fallito con la sua Rivoluzione Civile e aver diviso il mondo dei Magistrati, si è inimicato anche i suoi nuovi colleghi penalisti.

Rolando Mancini

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