Roma, 12 set – Per qualcuno era una “battaglia di civiltà”, per altri un “dovere”. Ma, a conti fatti, la maggioranza non ha i voti per farlo passare e così la discussione relativa allo Ius Soli, calendarizzata per questo mese, sparisce dai lavori parlamentari.

“Per approvare una legge serve una maggioranza che ora al Senato non c’è”, commenta laconico il senatore del Pd Luigi Zanda, lamentando come il disegno di legge, “portato in capigruppo prima delle ferie”, oggi non trovi abbastanza sostenitori a Palazzo Madama: “Anche i gruppi che hanno votato alla Camera lo Ius Soli – spiega – in questo momento non mostrano di volerlo votare al Senato”.

Nell’occhio del ciclone Alternativa Popolare di Angelino Alfano – i cui voti nel secondo ramo del parlamento sono essenziali ai fini della tenuta del governo – che, dopo l’approvazione a Montecitorio, ha fatto parziale marcia indietro. Le motivazioni ufficiali della decisione sono affidate a Maurizio Lupi, che parla di “vittoria del realismo” perché “le priorità del paese sono altre”. Goffo tentativo di riposizionarsi sullo scacchiere dopo aver fatto da stampella trasformistica prima a Renzi e poi a Gentiloni? In realtà la scelta potrebbe essere collegata alla nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza con la quale il governo chiederà di sforare sul deficit, passaggio non scontato e per il quale al Senato serve la maggioranza assoluta dei voti (161). Cruciali dunque gli alfaniani, che potrebbero aver chiesto uno Ius Soli da usare in campagna elettorale, “soffiandolo” agli ex alleati di centrodestra, in cambio. Escluso dunque, a questo punto, che il Pd possa accettare le curiose (e surreali) offerte che giungono dall’estrema sinistra come ad esempio quella di Si che, nonostante sia all’opposizione, si dice pronta a votare la fiducia.

La decalendarizzazione dei lavori non implica, comunque, che la discussione non possa riprendere quota in futuro. Specialmente dopo l’approvazione del Def anche se le tempistiche di una legislatura ormai in dirittura d’arrivo, con le elezioni per il rinnovo di Camera e Senato ormai imminenti, potrebbero far tirare un sospiro di sollievo.

Nicola Mattei

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3 Commenti

  1. qualcuno riuscirà mai a spiegare ai due giovani africani qui ritratti (magari anche nati qui,non fa alcuna differenza) che volerli coattivamente rendere “italiani” è forse una manifestazione del peggior razzismo che sottotraccia considera la loro origine africana (quindi le proprie radici,il proprio sangue,i propri genitori) un qualcosa di “scomodo” o inappropriato di cui liberarsi al più presto con una cittadinanza nuova di zecca “giusta”, come fosse un drink card per un club esclusivo a Montecarlo ?

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