La Cgil apre a Tunisi per aiutare gli immigrati a venire da noi

ImmigratiFirenze, 28 nov – La CGIL aprirà uno sportello informativo a Tunisi. Ad annunciarlo è stata direttamente la segretaria generale della Flai, comparto sindacale della più nota Confederazione Generale Italiana del Lavoro. Nella nota indirizzata alle agenzie di stampa si precisa:  “I lavoratori stranieri vessati dalle leggi italiane sono troppi, anche perché non sono consapevoli di quali siano i loro diritti e non sanno a chi rivolgersi”.  Presso l’ufficio sarà disponibile personale sindacale in grado di indirizzare i lavoratori tunisini che intendono trasferirsi in Italia per motivi di lavoro, anche grazie all’ausilio della guida “Tutela e diritti dei lavoratori immigrati”, un pamphlet che sarà presentato il prossimo 21 Dicembre a Roma, presso la sede nazionale della CGIL. Sulla pagina della rassegna stampa sul sito dell’organizzazione si legge: “Sia attraverso la guida, sia con il supporto di una operatrice a Tunisi, la Flai e Inca intendono informare e formare i lavoratori, creando una rete di tutele e di informazione affinche’ lavoratori e lavoratrici una volta in Italia non si trovino davanti solo problemi e delusioni, ma anche strumenti di comprensione e integrazione. ”

Così il primo sindacato d’Italia, da tempo in crisi per via del vertiginoso calo di adesioni tra i lavoratori nazionali, offre i suoi servizi alla manodopera straniera, inaugurando a pieno diritto l’era della “globalizzazione sindacale”: non più organizzazioni a tutela del lavoro inteso come strumento di crescita e dignità personale, ma commercio della manodopera come merce di scambio per mantenere una posizione di potere. Da tempo si sono perse le tracce della triplice nell’annosa questione del lavoro. Ad eccezione di qualche piazzata televisiva, uno sciopero qua, un presidio là, e tanta accondiscendenza verso i governi che stanno demolendo lo Stato Sociale in Italia, ben poche sono state le prese di posizione ferme e intransigenti da parte dei rappresentanti dei lavoratori. Che adesso aprono uffici in Africa coi soldi degli operai italiani. Da parte sua la CGIL pensa già all’apertura di altre sedi (come si legge nel comuncato ” “Si comincia con i tunisini per poi estendere la presenza del sindacato e del patronato nelle altre comunità di lavoratori stranieri che soprattutto negli ultimi anni scelgono l’Italia come paese di ingresso verso l’Europa”) e difende l’iniziativa definendola un sistema per evitare ai migranti di finire nella rete dei trafficanti di schiavi.

Il problema tuttavia è evidente. L’immigrazione è una questione strategica nella quale già lo Stato Italiano ha perduto diversi treni. In un’Italia che ormai non è più appetibile nemmeno per i disperati, iniziative del genere fanno comodo a tutti tranne che ai cittadini: mentre i sindacati contengono l’emorragia di tessere arruolando un’esercito industriale di riserva, gli immigrati trovano una porta d’accesso privilegiata per attraversare una penisola che conta già mezzo milione di stranieri disoccupati, magari ottenere un sussidio e proseguire la marcia verso la Germania, la Francia o il nord Europa. Con buona pace degli italiani.


Francesco Benedetti

 

 

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