kyenge-235683Roma, 18 gen – Dopo le recenti polemiche con la Lega, il ministro per l’integrazione Cecile Kyenge ha dichiarato di non sentirsi un “bersaglio”, aggiungendo: “Il bersaglio casomai è la democrazia. Ho sempre detto che a essere in pericolo è la democrazia e la libertà per ogni persona di partecipare, di poter parlare ed esporre le proprie idee senza correre nessun pericolo”.

Vecchio trucco: quando non si hanno argomenti ci si rifugia sotto l’ombrello di un concetto enorme, generalmente intoccabile, che faccia da scudo. Se colpite me, colpite anche lui, è la logica malata. E così, per sottrarsi al dibattito – questo, sì, “democratico” – si millanta l’esclusiva dei sacrosanti valori. Autocertificarsi come portavoce e megafono di quanto vi è di più rispettato in modo da essere immuni da critiche: esiste qualcosa di più autoritario?

Un metodo, questo, particolarmente caro anche a Laura Boldrini, Nostra Signora del Politicamente Corretto. Tempo fa, per esempio, Beppe Grillo la descrisse come “un oggetto di arredamento del Potere, non è stata eletta, ma nominata da Vendola”. Chiunque conosca un po’ il pensiero grillino capisce al volo il riferimento: è la solita polemica contro i nominati, la casta, eccetera. La Boldrini, indignata, rispose che si trattava di “un’offesa a tutte le donne”.

Quello che non sfiora la Boldrini, allora, e la Kyenge, oggi, e che tali critiche possano essere dirette a loro individualmente, in quanto nullità politiche e culturali. Forse non esistono donne che detestano la Boldrini? O democratici che criticano la Kyenge? Sostenere il contrario, è in qualche modo un’offesa a tutti gli uomini. O almeno a quelli intelligenti.

Giuliano Lebelli

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