Roma, 14 ago – I deliri di Laura Boldrini non si fermano nemmeno a Ferragosto. Lei, che in questi giorni sta per tornare nelle sue Marche per le vacanze, dopo una preparazione alla tintarella nella spiaggia di Castelporziano, ospite del Quirinale e sorvegliata da quattro corazzieri, nei luoghi tanto cari a Benito Mussolini (ma non diteglielo), decide di passare alle maniere forti e di denunciare quanti la insultano.

E così, via all’hashtag #Adessobasta. La Boldrini affida a facebook il suo amaro sfogo contro quanti gliene dicono di tutti i colori sui social network e spiega: “Da oggi in poi quindi tutelerò la mia persona e il ruolo che ricopro ricorrendo, se necessario, alle vie legali”. E ancora: “Il tenore di questi commenti ha superato il limite consentito”. La terza carica dello Stato ha sopportato abbastanza, e dopo una lunga riflessione “dopo quattro anni e mezzo di quotidiane sconcezze, minacce e messaggi violenti ho pensato che avevo il dovere di prendere questa decisione come donna, come madre e come rappresentante delle istituzioni”.

Ringrazia quanti le stanno vicino, quanti le dimostrano solidarietà, in rete e non. Ma ci va giù pesante, Laura, nel minacciare querele e pubblica alcuni screenshot dei commenti che ogni giorno riceve sui social network. Quello del pubblicare i messaggi che vengono pubblicati sulla sua pagina facebook, che oltretutto sono pubblici quindi già visibili a tutti, è un vizio per la Boldrini. Lo fece anche l’ano scorso, in occasione della giornata contro la violenza sulle donne, quando pubblicò i messaggi ricevuti nell’ultimo mese, per sensibilizzare sull’utilizzo “nei social network di volgarità, di espressioni violente e di minacce, nella quasi totalità a sfondo sessuale”.

Aver preso la decisione di ricorrere alle vie legali, dice la presidenta della Camera, ha un nobile fine che non riguarda solo lei. La Boldrini vuole dare il buon esempio e dire che denunciare si può: “per incoraggiare tutti coloro – specialmente le nostre ragazze e i nostri ragazzi – che subiscono insulti e aggressioni verbali a uscire dal silenzio e denunciare chi usa internet come strumento di prevaricazione”.

Ne sente il dovere, anche perché lo stato tutela i deboli, che devono avere fiducia nelle istituzioni. Intanto, però, comincia con il tutelare se stessa e difendere la sua persona, che tanto debole non è.

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