La metà dei lettori del “Fatto Quotidiano” è favorevole alla Bossi-Fini

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Roma, 14 ott – Forse i promotori del sondaggio lanciato dal “Fatto Quotidiano” non si aspettavano che poco meno della metà dei propri lettori considerasse sbagliato abolire il reato di clandestinità, ma i numeri parlano chiaro: il 49% è contrario all’abolizione.

Un duro colpo per Travaglio e soci, da sempre critici nei riguardi della Bossi-Fini e che in questi giorni, sull’onda lunga della strage di Lampedusa, hanno accolto con entusiasmo le parole del duo Boldrini-Kyenge e dei pentastellati dissidenti che ne hanno proposto l’abolizione.

Sicuramente il sondaggio non è ufficiale e non è condotto con metodo CATI, ma è rilevatore comunque di un dato interessante: anche i lettori di un quotidiano progressista e “abolizionista” come il “Fatto Quotidiano” sono convinti che la soluzione al problema dell’immigrazione non sia l’abolizione del reato di clandestinità e questa di per se è una notizia. Nonostante infatti il bombardamento mediatico e le prese di posizioni di tutta un’ala politicamente schierata a sinistra, il buonismo di facciata non ha in questo caso convinto i lettori del quotidiano diretto da Peter Gomez. Starà sicuramente sorridendo Grillo, che proprio sul tema era stato “azzittito” pochi giorni fa da Travaglio, ma, soprattutto, quello che la politica deve cogliere da questo seppur imperfetto indicatore è che neanche a sinistra c’è la convinzione che l’abolizione della Bossi-Fini sia la panacea di tutti i mali. Gli operai, i precari, le fasce più deboli della popolazione (che non per forza sono la maggioranza dei lettori del “Fatto”) vivono sulla propria pelle la competizione a ribasso creata dall’immigrazione selvaggia e probabilmente hanno capito che è un tema questo che va affrontato in concreto e in maniera pragmatica. Una politica di contrasto all’immigrazione è necessaria prima di tutto proprio per i lavoratori e a sinistra un segnale in tal senso era già arrivato da quegli operai veneti che una decina di anni fa strapparono le tessere della CGIL per aderire alla Lega Nord, tuttavia il palazzo resta sordo. E’ la globalizzazione, baby.

Rolando Mancini


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