Letta fa l’ottimista mentre l’Italia muore

 


dac5f00aec4b0b8e02298a49999a26b1Roma, 3 feb – Enrico Letta, il brahmano del liberalismo, dagli Emirati Arabi, mentre cercava di vendere ai petrolieri il patrimonio pubblico del popolo italiano, ha pronunciato la classica formula rituale di inizio anno: “La crisi è superata”. Puntuale la risposta di Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria: “I numeri non ci permettono di guardare con ottimismo verso il futuro”.

A “In ½ ora”, intervistato da Lucia Annunziata, Squinzi, ha ribadito il concetto espresso in una lettera inviata al presidente del Consiglio: “In Italia stiamo seriamente rischiando la desertificazione industriale”. Intanto Letta dagli Emirati la sparava davvero grossa: “L’Italia è uscita dalla crisi con le sue forze, senza chiedere niente a nessuno, non abbiamo chiesto un euro all’Europa”. Inoltre, riguardo il piano privatizzazioni, definito “ambizioso”, il premier ha spiegato: “I mercati sono pronti per accoglierlo”. La divinità, il mercato, si manifesta e approva, secondo Letta.

Squinzi, ancora una volta, sottolinea come siano stiracchiate le considerazioni di Letta: “La politica è troppo lontana dall’economia e dalla vita reale deve tornare ad occuparsi dell’economia vera. La quantità di persone che stanno soffrendo sta diventando drammatica per questo Paese”. Non è difficile leggere nell’affermazione di Squinzi un neppure troppo velato fastidio nei confronti delle politiche economiche dell’Europa e dell’economia finanziaria. In effetti se si pensa che alla tanto chiacchierata diminuzione dello spread è corrisposto un peggioramento dei dati di disoccupazione e produzione industriale dell’Italia, viene da pensare che Squinzi abbia ragione.

Secondo Squinzi però, Letta non solo sbaglia nell’analisi ma anche nelle cifre. Secondo Letta infatti “Abbiamo messo il deficit sotto controllo e dopo anni avremo la crescita, all’1% quest’anno e al al 2% nel 2015”. Risponde Squinzi: “Secondo il Centro Studi Confindustria, che sfortunatamente ci ha sempre azzeccato nelle previsioni, il nostro Pil ha segnato -2,4% nel 2012, -1,8% nel 2013 e un modestissimo +0,6-0,7% previsto per quest’anno. Si tratta di frazioni di punti percentuali, che non bastano a fare ripartire l’economia”. Letta è anche contraddetto dal Fondo Monetario che ha rivisto al ribasso la stima di crescita per l’economia italiana.

Infine arriva la mannaia di Squinzi sul Governo, che definisce “timido”: “empre secondo le elaborazioni del Csc, torneremo ai livelli pre-crisi (2007) soltanto nel 2021 con questo trend dunque o si cambia passo con il governo esistente o ad un certo punto andiamo a votare. Il Paese non ripartirà per Grazia divina”.

Giovanni Cairo

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