Roma, 22 lug – C’è così tanta voglia di centrodestra in Italia che ormai ne abbiamo addirittura cinque. L’ultimo “nato” si chiama “Fare!” ed è emanazione di Flavio Tosi, fresco espulso dalla Lega Nord. Il nuovo movimento è stato presentato oggi alla Camera dal sindaco di Verona, che ne è anche segretario, mentre il presidente e i dirigenti locali, verranno eletti. L’obiettivo è: “è costruire nel centrodestra un’alternativa a Renzi, che non sia populista né demagogica”. La “cosa” del primo cittadino scaligero non brilla per originalità. Il claim è identico alla “creatura” lanciata un paio d’anni fa da Oscar Giannino, “Fare per fermare il declino”, che quasi per una sorta di nemesi beffarda, declinò lei stessa assai rapidamente, perché il suo leader aveva millantato un titolo accademico mai raggiunto.

GIA’ VISTO – Pure la mission del partito “tosiano”, a dirla tutta sa di già visto e sentito. Solo pochi giorni fa, Raffaele Fitto, consumato ormai da tempo lo strappo con Silvio Berlusconi, aveva lanciato i suoi “Conservatori e Riformisti” con il fine, manco a dirlo, di mettere le fondamenta per un’alternativa “seria” al centrosinistra dell’ex borgomastro fiorentino. Questa “formazione”, a differenza di quella tosiana che per ora conta solo un pugno di parlamentari tutti ex leghisti, probabilmente riuscirà a formare un gruppo, almeno a Montecitorio, e ha pure un addentellato a livello Ue con i Conservatori europei egemonizzati dai Tories britannici, dai quali ha preso in prestito il logo: un leone blu. “Noi sfidiamo Matteo Renzi. Noi sfidiamo i sindacati. Noi sfidiamo Silvio Berlusconi. Noi sfidiamo Matteo Salvini”, scriveva qualche giorno fa su Facebook l’ex governatore pugliese (dimenticando la sfida alle stelle, che almeno gli avrebbe dato un allure futurista) inserendosi a pieno titolo nel filone di quelli che pensano di poter davvero lanciare un’Opa sul centrodestra.

E POI C’È SILVIONE – Berlusconi, abbandonato da molti dei suoi enfant prodige (Fitto e Alfano erano fra questi), ammaccato da tante delusioni e altrettanti processi, continua a tenere saldamente in mano quel che rimane di Forza Italia. Una leadership che non intende mollare, tanto da essere addirittura pronto a “raddoppiare”. Narrano le cronache di questi giorni, che l’ex Cavaliere starebbe perfino accarezzando l’idea di dare vita a un partito parallelo costituito solo da “non politici”. Cosa ciò voglia dire, non è chiarissimo. Ma viene da pensare che stia immaginando di proporre candidati unicamente espressione della società civile, scelti attraverso non si sa bene quale criterio. Idea bizzarra, ma se pensiamo che il Movimento Cinque Stelle non si comporta in maniera assai diversa e ha oltre il 20% dei consensi, la cosa potrebbe persino avere un perché.

GLI EX AN – Presenza stabile nell’area alternativa al centrosinistra anche quella di Fratelli d’Italia, che da qualche tempo ha arricchito la propria ragione sociale con la dicitura “Alleanza Nazionale” ottenuta in prestito dalla Fondazione An. Un’operazione a metà strada fra la nostalgia per la gloria che fu e l’opportunità di veder tornare a casa un po’ dei (tanti) elettori scappati altrove. La trovata alla prova delle urne non ha funzionato molto e il partito continua a vivacchiare. Rimane a galla grazie all’immagine, generalmente piuttosto apprezzata (persino dal compagno Vecchioni!) di Giorgia Meloni, ma con sempre meno “spaio” politico, soprattutto dopo la svolta “nazionale” del nuovo Carroccio post-bossiano.

IL CAPITANO – Chi più chi meno, tutti i leader “dei” centrodestra finora citati, hanno lui nel mirino: Matteo Salvini, decritto di volta in volta come troppo di destra, troppo populista, troppo anti europeo, troppo padano, troppo estremista, troppo qualcosa. L’unico però in grado di catalizzare consensi e riuscire a rappresentare – grazie a carisma e un efficiente mix di presenza virtuale (Tv e social network) e reale (feste e comizi ai quattro angoli del Paese senza sosta) – una reale alternativa all’omologo di palazzo Chigi. Gli ultimi sondaggi sul gradimento hanno infatti visto il Premier scendere sotto il 50% e “Teo” schizzare oltre il 33%. Non male per quello che secondo buona parte degli altri “cenrodestrorsi” è uno inadatto ad indossare la casacca dell’aspirante Presidente del Consiglio.

PROSPETTIVE A LUNGO TERMINE – In questo panorama, sembra davvero che dovremo aspettare un bel po’ di tempo per vedere una “composizione” dell’area antagonista ai democristiano-progressisti. Quella però, piaccia o meno, è la direzione. Non per “amore”, né per “ideologia”, ma per banale necessità imposta dalla nuova legge elettorale che “premia” le due liste che prendono più voti (introducendo un ballottaggio nel caso, assai probabile, che nessuna vinca in maniera netta) e condanna alla totale marginalità tutti gli altri. L’esperienza delle coalizioni del passato, sono però monito del fatto che non sempre l’ammucchiata funziona. La “gang bang” politica, può riuscire a far vincere le elezioni (forse), ma se il collante è troppo labile, non dura molto e soprattutto “scogliona” gli elettori, che al primo giro di cabina elettorale te la fanno pagare ferocemente. Meglio piuttosto aggregare intorno a un polo di riferimento, raggiungendo convergenze su programmi e soprattutto su obiettivi condivisi. Queste dovrebbero essere le cose da “fare”, per davvero. Senza limitarsi a scriverlo in un logo destinato ad aggiungersi a una collezione di figurine colorate già troppo ampia.

Giancarlo Litta

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