Lo strabismo di Letta: difende i gay da Putin nell’ultra-omofobo Qatar

lettaRoma, 3 feb – “Ribadirò la contrarietà dell’Italia a qualunque normativa discriminatoria nei confronti dei gay, nello sport e fuori dallo sport. Questo fa parte della cultura italiana”. Lo ha detto il premier Enrico Letta nel corso di una conferenza stampa tenutasi a Doha, in Qatar, spiegando i motivi che lo hanno spinto ad accettare l’invito di Putin anziché boicottare le Olimpiadi invernali di Sochi per protesta contro le leggi sulla propaganda gay approvate dalla Duma.

Ora, sorvolando sull’arroganza di un premier al governo solo per un intrigo consociativo che vuole dare lezioni a un leader che da anni si mantiene su percentuali di consenso altissime, in molti hanno notato anche una gaffe diplomatica di non poco conto: le leggi russe in materia di omosessualità, infatti, sembrano innocui buffetti se paragonate alle normative di paesi come il Qatar, dal quale Letta si permetteva di bacchettare Mosca.

Dal 2004, infatti, l’articolo 296 del vigente Codice penale qatariota (legge 11/2004) punisce la sodomia con la reclusione da 1 a 3 anni. Gli atti omosessuali tra maschi adulti sono semplicemente illegali mentre, curiosamente – e certo non con intenti “femministi” – sono legali quelli tra donne adulte. Men che mai è previsto qualche riconoscimento giuridico per matrimoni o unioni fra persone dello stesso sesso.

Il nostro premier gayfriendly ha quindi avuto un’ottima occasione per cantarle a questi inguaribili omofobi, al cui confronto Putin sembra Malgioglio. Eppure si è ben guardato dal sollevare il problema, andando anzi dagli emiri per pietire una manciata di miliardi in cambio dell’acquisto dei nostri gioielli di famiglia. Sciare da Putin non si può, vendere l’Eni agli emiri feudali invece sì? Strana logica.

Anche volendo mantenere il parallelo con Sochi, peraltro, l’occasione per alzare la voce con chi comanda a Doha non mancherebbe, dato che in Qatar si giocheranno i campionati del mondo di calcio del 2022 a causa di una folle scelta di business della Fifa. E in quel caso che si fa, si presenzia alla cerimonia o no? Manca ancora qualche anno, ma un’idea di come andranno le cose ce l’abbiamo già…


Del resto qualche consiglio a Letta su come comportarsi nella sua visita poteva darlo anche la Kyenge, dato che se il Qatar è duro con gli omosessuali, con gli immigrati è semplicemente spietato. Proprio per costruire gli impianti per i mondiali, infatti, da tempo sono al lavoro migliaia di schiavi stranieri che fanno turni di 55 ore di lavoro settimanali per un massimo di 550 riyal mensili, poco più di un centinaio di euro e due porzioni di riso al giorno.

Senza il permesso del datore di lavoro, il lavoratore immigrato non ha alcun diritto civile: non può muoversi, non può licenziarsi, non può guidare un’auto. Per riposarsi da turni che in alcuni casi arrivano a 21 ore giornaliere, i lavoratori stranieri possono dormire in una stanza di nove metri quadri, senza finestre, con una sola doccia in comune e fosse biologiche scoperte.

Secondo la Confederazione internazionale dei sindacati (Ituc), la realizzazione delle strutture per i Mondiali del 2022 in Qatar provocherà “la morte di 4.000 lavoratori immigrati” prima che il primo pallone venga calciato.

Quando cominciamo a boicottare?

Giorgio Nigra

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