Ma i giornali restano servi del potere (nonostante i depistaggi di Grillo)

GrilloRoma, 4 gen – Com’era facile prevedere, l’intervento a gamba tesa di Beppe Grillo ha mandato immediatamente in vacca il già difficilissimo dibattito sulla “post-verità”, o sulle bufale, che dir si voglia. Dopo la surreale proposta di una giuria popolare che debba giudicare la fondatezza delle notizie, di fronte alla quale portare i direttori delle testate a capo chino, ogni riflessione sull’argomento diventa inutile. È come quando cerchi di ragionare seriamente di lobby e uno accanto a te si alza e attacca a parlare dei rettiliani: tanto vale chiudere baracca e andare a prendere una birra (dove, comunque, il tizio continuerà a ossessionarvi con i rettiliani). Ovviamente Grillo, che resta il più lucido dei suoi, non ha sparato la boiata tanto per aprire bocca e darle fiato: alzando i toni e colpendo l’informazione con una proposta esagerata si è messo nel mirino della stampa mainstream da solo.


Dopo Trump e la Brexit, sappiamo bene come questo sia il modo migliore per mietere successo. Alla fine, questo è il nocciolo della questione. Giurie popolari e pubbliche gogne a parte, il punto resta sempre il divorzio tra mondo dei media e mondo popolare, tra paese giornalistico e paese reale, tanto che per guadagnare consensi uno deve farsi insultare sulle prime pagine. E questo divorzio non se l’è mica inventato Grillo… Mario Calabresi, su Repubblica, reagisce così alla proposta grillina: “A noi, però, preoccupa di più il danno che la propaganda grillina arreca al tessuto sociale, alla fiducia nell’informazione e il farsi strada dell’idea che il giornalismo sia establishment a cui contrapporre il popolo”. Ma, caro direttore del quotidiano di De Benedetti, il giornalismo contemporaneo è l’establishment e al popolo ci si contrappone da solo, deridendone e mistificandone la sofferenza, la rabbia, la paura. Non tutti, non sempre, ci sono le solite dovute eccezioni, certo, ma che i media servano – il più delle volte, peraltro, con automatismi irriflessi – interessi e logiche sistemiche è una grande verità che non possiamo dimenticare solo perché qualcuno propone di intervenire su di essa con una ricetta bislacca.

L’assurda proposta dell’ex comico genovese crea il serrate i ranghi della casta giornalistica dietro la bandiera della Verità con la V maiuscola, di cui la suddetta si ritiene portavoce in esclusiva. Fuori dalla Verità ricadono bufale, fake news, ma anche versioni indipendenti, tesi alternative, ideologie politicamente scorrette. La vera posta in gioco è questa. Grillo, in questa battaglia per la contro-informazione, è un disturbatore per meri interessi di bottega. Ma la battaglia resta, ed è cruciale.

Adriano Scianca

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2 Risponde a Ma i giornali restano servi del potere (nonostante i depistaggi di Grillo)

  1. No satan 4 gennaio 2017 a 11:34

    Allora tra breve riproporranno la serie Visitors .
    Meglio ricordare la vicenda di Mascali 1928 e come funzionava un vero governo che rocostruiva per davvero intere paesi o costruiva addirittura province di sana pianta ( 9 in tutto) . Oggi assistiamo all avanzata di ghetti

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  2. Giuseppe Giannantonj 4 gennaio 2017 a 17:37

    Penosa la stizzita difesa dall’attacco di Grillo da parte dei giornalisti-servi del potere! L’Italia è ormai crollata nella classifica mondiale della libertà di stampa. Nel 2015 siamo scesi al 77esimo posto, dopo Burkina Faso e Botswana. Rammentino, questi pappagalli dell’Ansa e di Adn-Kronos che anche e soprattutto i governi “democratici” di cui sono supini portavoce si dimostrano quotidianamente se non manipolatori, abili rielaboratori dell’informazione.

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