farage2Roma, 26 mag – Europee 2014, partiamo da un dato: Renzi ha stravinto. Considerate pure il forte astensionismo, considerate tutto quello che vi pare: uno che sta al governo e prende il 41%, doppiando il secondo classificato ha semplicemente ucciso la competizione. Poi possiamo pure giocare a fare la Micromega di estrema destra, al grido di “che gente signora mia, che plebe, mica come i francesi”. Oppure potremmo provare a capirci qualcosa. Il ciclone Renzi va combattuto, ma per far questo prima bisognerebbe comprenderlo. Per 20 anni, gli antiberlusconiani si sono crogiolati nella propria superiorità intellettuale e morale rispetto a Berlusconi, ridendo delle imitazioni che vedevano dalla Dandini mentre intanto Silvio li batteva, li umiliava, li distruggeva. La sinistra, semplicemente, Berlusconi non l’ha mai capito, immaginando che metà del paese fosse composta da mafiosi, razzisti ed evasori, senza porsi il problema del perché qualcuno che non rientrava nelle suddette categorie potesse riconoscersi in Forza Italia. Ora con Renzi si sta replicando lo stesso meccanismo: c’è una rivoluzione simbolica e comunicativa in atto, a noi la scelta fra capirlo o limitarci a fare battute moralistiche sugli 80 euro. Resta il fatto che il modo in cui Renzi si muove non è affatto banale. Questa, beninteso, è una considerazione che resta nel campo della tattica, della strategia, della comunicazione. Sul piano dei contenuti non c’è dubbio che Renzi sia qui per svendere la nazione. Ma battere i piedi perché gli “italioti” non lo capiscono non ritarderà di un nanosecondo il saccheggio.

Si dice: gli altri europei scelgono i populisti anti-Ue, solo da noi non succede. Analisi semplicemente sganciata dalla realtà. In Italia i populisti anti-Ue sono a ridosso del 50%. Tale è la percentuale dei voti di Grillo, Berlusconi, Lega e Fratelli d’Italia sommati fra loro: tutti partiti e personaggi ampiamente ricompresi nell’etichetta del populismo. In Italia la destra europeista, liberale, moderata esiste. È Scelta europea: ha preso lo 0,6%. Poi ci sono quelli che fanno finta di esserlo, ovvero Ncd, che si attesta su un decoroso 4%. Il resto sono toni urlati, liderismo, contestazioni più o meno sincere dell’Unione europea. Alba Dorata è diversa dai populisti di casa nostra? Certamente sì. E il Front National? Forse. Speriamo. In ogni caso, da noi la rivoluzione non arranca per mancanza di populismo, soffre perché qui sono tutti populisti. Lo stesso Renzi, con il suo linguaggio giovanilista, strizza non poco l’occhio all’aria che tira. E infatti mesi fa, prima che diventasse segretario del Pd, l’Unità bollava la rottamazione sic et simpliciter come fascista. Poi possiamo ragionare sul fatto che i vari populismi italici sono molto diversi fra loro, il che è del resto verissimo anche per quelli europei. Il lamento sull’eccezione moderata italiana è semplicemente delirante, dopo che per 20 anni l’Europa si è interrogata sull’eccezione populista italiana.

In Europa, si dice, vincono gli euroscettici. E in effetti le prime stime danno ai gruppi anti-Ue tra i 130 e i 150 seggi su 751, contro i 64 del 2009. Un dato eclatante e sul quale non c’è alcun motivo di fare gli snob. Anche se il Parlamento europeo conta di fatto poco o nulla, resta il fatto che da oggi gli euroburocrati avranno se possibile ancor meno legittimità. La Ue è sempre di più un organismo estraneo all’Europa reale, se non apertamente suo nemico. Ripensarne regole e contenuti è ormai una necessità ineludibile.

Già, gli anti-Ue. Ma pro-cosa? A forza di interiorizzare le analisi dei giornali rischiamo di credere davvero che esista una cosa chiamata “l’ultradestra” che avanza in Europa, dappertutto uguale a se stessa. Non è così (purtroppo). Il dato più importante è quello della Francia, per l’importanza simbolica di una vittoria del genere. Ma il 10% di Alba Dorata, i cui membri sono stati incarcerati ed eliminati fisicamente, è ancora più eclatante. Chi immagina un unico fronte dei nazionalismi da Budapest a Londra, tuttavia, non ha capito nulla. Alba Dorata e Jobbik si odiano, tanto per dire, e il Front National li odia entrambi. Non finiranno neanche nello stesso gruppo parlamentare. Per di più il Fn deve ora cercare di gestire una vittoria enorme senza farsi fagocitare da essa. Compito di non semplice risoluzione. L’Ukip è poi un’altra cosa ancora: Farage è un simpatico signore dal piglio dialettico molto vivace, ma è e resta un liberale inglese che fra l’Ue e l’Europa come entità storico-spirituale non è detto che trovi molta differenza, odiandole entrambe. Alla Le Pen, tempo fa, rimproverò i “residui di antisemitismo” nel Fn. Godfrey Bloom, l’europarlamentare dell’Ukip autore di un focoso discorso che fece il giro del web, iniziava la sua filippica citando “the great American philosopher Murray Rothbard”, ovvero uno per il quale lo Stato è un residuo feudale da abbattere, privatizzando anche l’aria. Nelle file degli euro-scettici c’è di tutto: fascisti, liberali, destra sociale, anti-islamisti viscerali, sionisti. C’è del buono, dell’ottimo, del male e del pessimo. Non c’è, soprattutto, una strategia, un obbiettivo, una direzione comune. Il che non significa dover iniziare a fare gli snob e a muovere facili critiche tanto per fare i bastian contrari. Significa non rinunciare al difficile ruolo di avanguardia politica nell’analisi della realtà.

Adriano Scianca

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