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La politica dei nostri tempi vive di slogan. Se ormai le massime dei capi di stato cadono a pioggia tramite i centoquaranta caratteri di twitter, l’analisi dei problemi si riduce a una decina scarsa di righe su un post. Il fatto è che se l’informazione si è semplificata, la portata reale dei questioni è rimasta la stessa. Letta ci ha messo due minuti ad annunciare l’operazione Mare Nostrum. Due minuti che valgono un miliardo di euro.

 

Tra operazione vera e propria (Cinque unità navali d’altura con una decina tra aerei, droni ed elicotteri) e dispositivo di accoglienza, la spesa pubblica è lievitata nel corso dei primi cinque mesi dell’anno di ben 800 milioni di euro. Parole del Ministro Padoan, che nella relazione di accompagnamento alla proposta di variazione del bilancio ha spiegato: “il citato incremento è principalmente riferito alle risorse da destinare al sistema di accoglienza delle persone richiedenti asilo e all’eccezionale afflusso di migranti”. Quasi un miliardo di euro, destinati ad aumentare con il sempre maggior afflusso di immigrati irregolari di cui farsi carico. Mentre il governo aumenta di potenziale la stessa task force operativa, mobilitando anche la nave da assalto anfibio San Marco, 2 fregate classe Maestrale e due pattugliatori. Costo approssimativo: 192.000 euro al giorno, senza contare il costo delle ore di volo dei velivoli. Se si aggiungono le spese di personale, si arriva a 300.000. Per un totale di 9 milioni di euro al mese, coperte solo per il 10% dai fondi europei.

 

Tutti questi soldi per un’operazione che, a conti fatti, fa piacere solo agli scafisti. Sul Sole24Ore si legge un’analisi ineccepibile:
 

“Infatti il punto debole di “Mare nostrum” non è nel dispositivo militare messo in campo ma negli obiettivi perseguiti dalla missione. Se il compito è solo quello di soccorrere in mare e portare in Italia gli immigrati africani allora la missione rischia di essere senza fine perché la presenza navale italiana incoraggerà i flussi migratori e ingigantirà il business delle organizzazioni criminali. Nonostante le assicurazioni del governo che la missione si integrerà con il sistema di pattugliamento europeo Frontex e quello di rilevamento della Ue Eurosur è evidente che il peso dell’intervento sul mare e del problema immigrati ricadrà sull’Italia, come avvenne due anni or sono in seguito al conflitto libico. Frontex di fatto non schiera unità navali nel Canale di Sicilia ed Eurosur sarà operativo solo a dicembre e non salverà ne assisterà un solo naufrago.”

Bene l’operazione militare, dunque, ma se serve a non farli partire, gli immigrati. Con le sue 30 ore di autonomia un drone può controllare senza problemi i porti di partenza, e le navi militari possono agire efficacemente. Invece noi i clandestini li aspettiamo in alto mare, li carichiamo su navi da guerra e li portiamo nei centri di accoglienza. Dove ci costano centinaia di milioni di euro che, ricordiamocelo, non abbiamo. E in un periodo in cui lo Stato fa debito per l’ordinaria amministrazione non è proprio il massimo buttare nel “Mare Nostrum” duemila miliardi delle vecchie lire.

Francesco Benedetti

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