Marino ossessionato da via dei Fori imperiali. E il governo lo segue

ForiImperialiRoma, 30 ott – Il traffico? Il buco di bilancio? La criminalità? Una rete fognaria che non regge un acquazzone di media entità? I trasporti pubblici da terzo mondo? Per il sindaco di Roma Ignazio Marino tutto questo non è prioritario perché al Campidoglio si parla solo di un tema, diventato ormai una vera e propria ossessione: via dei Fori Imperiali. E, cosa ancora più grave, il governo sembra andar dietro alle fisse del nuovo inquilino del Campidoglio.

Pare infatti che al ministero dei Beni culturali una equipe di giuristi stia vagliando tutte le possibilità per rimuovere il vincolo del 2002 mentre ingegneri e urbanisti stanno già progettando lo smantellamento integrale della via. Altro che pedonalizzazione.

Dopo un incontro la settimana scorsa con l’assessore all’Urbanistica Giovanni Caudo e con il sovrintendente comunale Claudio Parisi Presicce, il ministro Bray con il suo staff sta lavorando alla composizione di una commissione che dovrà individuare il percorso per arrivare a rimuovere il vincolo posto nel 2002 dall’allora soprintendente statale ai Beni architettonici, Ruggero Martines. Toccherà poi a una seconda commissione studiare nel dettaglio tutti gli aspetti relativi al sostanziale smantellamento di via dei Fori imperiali.

Per Marino, tuttavia, la questione sembra assumere i tratti ossessivi della mania. Una fissazione di natura culturale, forse persino “spirituale”. In un’intervista di qualche mese fa, il primo cittadino romano parlò di una fantomatica “collega chirurga americana” che un giornodomandò all’imbarazzato Ignazio: “Come vi è venuto in mente di mettere al centro di questo luogo una striscia di cemento?”. Eccoli, i veri riferimenti di Marino sindaco: non i cittadini romani, né tanto meno Roma come idea di civiltà, ma i ricchi turisti americani. Evidentemente il neosindaco di Roma ha nostalgia della Roma prefascista in cui le pecore pascolavano fra le rovine, il Colosseo era circondato di baracche, il tutto in un’atmosfera decadente e “pittoresca” tale da far sognare ricchi villani smaniosi di Grand Tour, nella speranza che la visione delle rovine li mettesse nell’animo giusto per allungare qualche dollaro agli sciuscià locali.


Adriano Scianca

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