Marino: “Restituisco tutto”. Ma il Pd lo scarica. Elezioni in vista?

 Ignazio-Marino-sindaco-speseRoma, 8 ott – Preso con le proverbiali mani nella marmellata, il sindaco di Roma Ignazio Marino rinuncia per una volta all’ormai classica arrampicata sugli specchi cui ci aveva abituato e annuncia l’intenzione di restituire le spese di rappresentanza alla città.

Il dietrofront di Marino sulle spese

“In questi due anni ho speso con la carta di credito messa a mia disposizione dal Comune meno di 20.000 euro per rappresentanza, e li ho spesi nell’interesse della città. È di questo che mi si accusa? Bene, ho deciso di regalarli tutti di tasca mia a Roma”, ha spiegato Marino, dopo che – con la vicenda dell’ospitalità a Philadelphia ancora non chiusa – è esploso il caso della carta di credito del comune di Roma. Carta con la quale il sindaco non avrebbe lesinato spese presunte “di rappresentanza”, ma sulle quali è forte il sospetto che si sia trattato invece di spese puramente personali. Tanto da far muovere anche la Procura della capitale, che ha aperto un fascicolo.


Il problema è che, a fronte dei 20mila euro di cui parla Marino, in realtà le cifre sembrano essere decisamente più elevate. C’è chi parla di quasi 45mila euro, chi si spinge fino ad oltre 150mila considerando le carte in uso al primo cittadino e le altre spese – sempre “di rappresentanza” – sostenute dal suo gabinetto.

Marino non lascia

Di fronte al polverone montante, Marino non fa però un passo indietro. “Di che cosa si preoccupano oggi i romani: dei rifiuti, dei trasporti pubblici o degli scontrini delle mie cene di lavoro? Ciascuno si dia la sua risposta e sono convinto che la stragrande maggioranza dei cittadini sia interessata ai problemi di Roma”, ha spiegato il sindaco. Che non ha evidentemente intenzione di lasciare, nonostante ormai sia scaricato da un po’ tutti.

Si spacca il Pd

Ad essere spaccata, oltre alla maggioranza in Campidoglio, è soprattutto il Partito Democratico. “Vi saluto, vado a occuparmi di scontrini”, avrebbe detto sconsolato il presidente del Pd, Matteo Orfini, che durante i giorni di Mafia Capitale è stato il principale difensore di Marino. Renzi si teneva all’epoca piuttosto distante dalla faccenda, ma ora sembra andare contro il presidente del suo stesso partito. In una telefonata accesa, il premier gli avrebbe spiegato: “Io te l’avevo detto che si doveva andare a votare, tu l’hai voluto salvare e adesso te lo tieni e muori con lui”.

Tanto basta per far esplodere il caso, con Orfini sempre nelle vesti di pompiere a cercare di salvare il salvabile. Forse anche perché, dopo la magrissima figura fatta con il chirurgo genovese, anche in assenza di un candidato credibile per l’opposizione la vittoria ad un’eventuale nuova tornata di elezioni non sembra più così scontata.

Giuliano Lebelli

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