Roma, 11 gen – Il manifesto politico del grande inciucio post elettorale del 4 marzo, uno scenario verosimile di quello che potrebbe accadere a causa di una legge elettorale che di fatto non permetterà a nessuna coalizione di governare. Sarebbe infatti riduttivo definire solo “interessante” l’intervista a Roberto Maroni uscita oggi sul Foglio, visto che per chi sa leggere tra le righe (ma nemmeno troppo, l’ormai ex governatore della Lombardia è stato fin troppo palese) c’è tutta la spiegazione del fatto politico che sta scuotendo il centrodestra: il passo “di lato” di Bobo e la rinuncia alla probabile conferma al Pirellone. Partiamo dall’attacco a Salvini, che è la notizia minore e più prevedibile. Maroni, che si autodefinisce un “leninista”, accusa il segretario del Carroccio di essere un “leader stalinista”, estremizzando i toni di una guerra interna alla Lega che va avanti da anni. Il governatore della Lombardia continua a spiegare la sua scelta adducendo “motivi personali” e si scaglia contro il suo segretario “che ha utilizzato la vicenda per colpirmi”.

Maroni allora inizia a rimpiangere i bei tempi di Umberto Bossi, quando “la politica aveva la P maiuscola e non la p minuscola, quando fare politica significava voler fare la rivoluzione e non preoccuparsi solo di avere un posto in più nel Parlamento romano”. Bobo spiega poi a Matteo che la politica “non è solo marketing” e si dispiace per gli attacchi ricevuti “dai suoi compagni di squadra”. Per fortuna però, a consolare Maroni sono arrivati l’sms di Renzi ma soprattutto una telefonata che gli “ha fatto molto piacere: quella di Giorgio Napolitano” con cui Maroni si vanta di essere stato “15 minuti al telefono con simpatia e affetto”.

E’ qui che l’intervista entra nel vivo, Maroni prepara il campo ad un suo futuro da presidente del consiglio in un governo di grande coalizione. E l’accusa principale che gli muove Salvini del resto, a cui l’ex governatore risponde così: “E’ un ragionamento sbagliato. Io sono una persona leale. Sosterrò il segretario del mio partito. Lo sosterrò come candidato premier. Ma da leninista, come le dicevo, non posso sopportare di essere trattato con metodi stalinisti. Consiglierei al mio segretario non solo di ricordare che fine ha fatto Stalin e che fine ha fatto Lenin ma anche di rileggersi un vecchio testo di Lenin. Ricordate? L’estremismo è la malattia infantile del comunismo. Se solo volessimo aggiornarlo ai nostri giorni dovremmo dire che l’estremismo è la malattia infantile della politica”.

Insomma più chiaro di così è difficile. Maroni sosterrà nominalmente Salvini candidato premier, ben sapendo che le chance del segretario del Carroccio di diventare presidente del consiglio sono pari a zero. Lo minaccia poi velatamente, ricordandogli la fine di Stalin e, citando Lenin sull'”estremismo come malattia infantile”, di fatto si propone come premier affidabile. Ma Bobo non può dirlo spudoratamente e così alla domanda su cosa farà adesso risponde con una supercazzola: “Cosa farò oggi? Vorrei seguire due mie passioni. La mia passione civile da avvocato penalista e la mia passione umana da amante delle imprese giovanili”. Quasi meno credibile di Veltroni che se ne va in Africa o di Di Battista che si rimette a fare il Che Guevara de ‘noantri in Sudamerica. Maroni con alcuni escamotage cita le persone su cui potrebbe fare affidamento, sempre attento ad essere il più trasversale possibile: è il caso dell’ex presidente di Finmeccanica, Giuseppe Orsi, e il sindaco Pd di Mantova Mattia Palazzi, entrambi “vittime di processi mediatici”.

La seconda parte dell’intervista è un inno alla moderazione, alla rassicurazione dei poteri forti, alla responsabilità, che in confronto i viaggi negli Usa, gli incontri con la Trilateral e le marce indietro di Di Maio sull’Euro sono roba da educande. Maroni si schiera senza se e senza ma per il mantenimento dell’Euro, dice chiaramente che in Francia avrebbe votato Macron contro il pericolo populista rappresentato dalla Le Pen, che è sbagliato inseguire il populismo e che con la Magistratura serve un rapporto non conflittuale. Liscia il pelo a Renzi, che “non va sottovalutato e che potrebbe recuperare consensi”, a Minniti “che per il centrodestra sarebbe un ottimo ministro dell’Interno”.

Ma soprattutto per Maroni “non ci sarà una maggioranza”, non vede “elezioni anticipate a breve”, ma è sicuro che “passeranno almeno due anni” e che l’opzione più probabile è “un governo di piccola, media o grande coalizione”. Insomma il grande pareggio, l’inciucio, è servito e a prepararlo ci pensano Maroni e Berlusconi con l’aiuto del Pd e il benestare di mercati, Ue, Napolitano e compagnia. Forse gli elettori del centrodestra dovrebbero sapere che se voteranno per Salvini e la Meloni che urlano “prima gli italiani”, poi si ritroveranno il nuovo patto del Nazareno o un governo tecnico.

Davide Di Stefano

 

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4 Commenti

  1. certo qualcuno dovremo pur votare.
    Casapound a livello Romano, ha suo peso, è verissimo, ma eccetto alcune situazioni locali (Bolzano, Milano, Latina), nella stragrande maggioranza dei casi,non esiste oppure ottiene pochissimi voti.
    Di certo non si arriva allo sperato 3% . Mi piacerebbe se lo superasse ma la vedo nera.
    A quel punto CPI sia associazione culturale, associazione radicata laddove esiste, ma non partito. Le Elezioni Politiche non sono le Elezioni di Ostia.
    Dobbiamo fare i distinguo.

  2. Tutti questi rimandi al comunismo (ma la lega non era un partito di destra? non sarebbe stato meglio optare per altri esempi?) fanno riemergere la vera formazione culturale dei primissimi leghisti. Il cerchio si chiude quando “alliscia il pelo” (o sciacqua le palle come si dice dalle mie parti..) ai soliti poteri che comandano in Europa.
    La Lega, nata per indebolire un avversario in mediterraneo dell’unica democrazia in medioriente, rispolvera con i vecchi caporioni la sua più genuina essenza. Se ciò non bastasse concorre a togliere voti alla vera destra, quella social nazionale..
    Visto che da sempre i leghisti vogliono scrollarsi di dosso gli immigrati consiglio a Maroni di fare come ha fatto la Francia: cooptarli in qualche moschea e dopo averli adeguatamente indottrinati ed estremizzati, spedirli là dove fa più comodo (Siria, Iran o Libia che si voglia) affinché si rendano utili ai loro amichetti..

  3. Un moderato,un vecchio arnese,un uomo sempre vicino ai burocrati e ai vecchi del pd…… troppo amico con berlusconi, troppo vicino ad ambienti catto- borghesi……auguroni a chi se lo prende…..

  4. Mi ricordo che in campagna elettorale per la presidenza della regione Lombardia il Bobone padano aveva assicurato che il 75% della tasse lombarde sarebbero rientrate. Stiamo ancora aspettando, un po’ meno fiduciosi ma con pazienza.

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