Roma, 11 ott – “Nel Mediterraneo abbiamo visto solo la punta dell’iceberg di un esodo che rischia di essere di proporzioni bibliche”. Così il ministro degli Esteri e della Cooperazione internazionale, Angelino Alfano,nel corso del suo intervento alla conferenza di presentazione del World Food Program, ha “profetizzato” un’ondata di migranti mai vista fino ad ora. In pratica si, i flussi non solo non verranno arrestati ma il governo prevede che aumentino e non di poco. A tal punto da valutare gli sbarchi avvenuti sino ad ora soltanto l’inizio di un esodo di massa addirittura dalle proporzioni bibliche.

Un annuncio, quello di Alfano, tra il catastrofico e l’impotente. Quasi a dire: che ci volete fare, ormai siamo destinati all’invasione. Secondo il ministro degli Esteri il rapporto del World Food Program “conferma che l’insicurezza alimentare rappresenta un fattore decisivo delle migrazioni, un punto di svolta che induce gli individui a lasciare le loro case e i loro affetti” e quindi costituisce “un richiamo alla comunità internazionale a fare molto di più per risolvere il problema alla radice”. Quanto sia effettivamente vero che “l’insicurezza alimentare” sia il fattore principale delle migrazioni è ovviamente discutibile, siamo insomma alla solita retorica della fuga dalla fame. Che invece il problema degli sbarchi vada risolto alla radice è indubbio.

Peccato che l’Italia faccia ben poco in questo senso, tanto da vederci schierati in prima linea solo nel campo dell’accoglienza e nel tentativo, piuttosto maldestro, da parte di Minniti di contrattare con i signori della guerra libici. La radice delle migrazioni però, come ben noto, non è in Libia, prova ne sono i ben pochi immigrati libici che giungono in Europa. Un intervento efficace per impedire il più possibile la fuga di uomini verso le nostre coste andrebbe infatti realizzato nell’Africa Occidentale, dove trafficanti e organizzazioni criminali lavorano incessantemente per aumentare ogni giorno il numero di persone disposte ad espatriare con promesse di Eldoradi mai così chimerici. E’ quindi nel cuore del continente nero che latita l’Italia, priva di programmi di sviluppo seri che impediscano gli “esodi biblici” evocati da Alfano. Non siamo impotenti, siamo purtroppo conniventi.

Eugenio Palazzini

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