L’Anpi ora fa vigilanza anche nei cimiteri

campo10-7Milano, 1 mar – Al Cimitero del Musocco è stato ammainato il tricolore della Repubblica Sociale Italiana che sventolava sul Campo X, la parte dell’enorme complesso funerario in cui sono riuniti 1432 Caduti militari e civili della Repubblica Sociale, prima e dopo il 25 aprile. Una bandiera a ricordo di 1432 persone che, nel vortice di una guerra fratricida e drammatica, ebbero il coraggio di fare una scelta di campo, nel bene e nel male, di scegliere una bandiera che difesero a costo della vita, esattamente come chi fece con uguale coraggio la scelta opposta. Quella bandiera ora è stata ammainata.

L’iniziativa è partita dall’Anpi, che ha lanciato un appello al Consiglio della Zona e all’assessore comunale d’Alfonso, fedelissimo del sindaco Pisapia. La bandiera sarà sostituita con un tricolore senza l’aquila e il fascio. Ora, secondo le disposizioni legislative dell’epoca, il tricolore caricato di aquila e fascio era la bandiera di guerra (che in tempo di pace era invece il tricolore come quello odierno). Dal momento che stiamo parlando di Caduti del periodo bellico, non pare così strano che riposino all’ombra della bandiera di guerra. Senza dimenticare poi che il Campo X rientra tra i Campi militari tutelati da Onorcaduti (Ministero della Difesa) e in esso sono sepolti anche 3 medaglie d’oro al Valor Militare, e alcuni eroi della Seconda guerra mondiale, come il maggiore Visconti.

La rimozione della bandiera di guerra della RSI ha suscitato, come logico, aspre contestazioni: Riccardo De Corato, consigliere comunale di FdI ed ex militante del Movimento sociale italiano, tuona: “L’intervento del Comune è fuori dal tempo e contraddice una prassi consolidata delle amministrazioni comunali di sinistra del passato. Sindaci partigiani combattenti, come Antonio Greppi e Aldo Aniasi, mai avrebbero tollerato un gesto simile, rispettosi com’erano della memoria dei vinti. Che ora gli assessori nati dopo la fine del conflitto decidano di cancellare l’identità dei caduti è inspiegabile e anacronistico.

Il presidente della Zona 8, eletto in quota SEL, Simone Zambelli, non esita a replicare gettando benzina sul fuoco, affermando che quella bandiera era “un insulto” ai deportati e alle vittime dei crimini di guerra nazisti. E fa notare come a poca distanza ci sia il “Campo della gloria” dove sono sepolti i partigiani. E che a poca distanza c’è il cimitero ebraico di via Jona. I cui morti di certo riposano giustamente sotto la stella di Davide. Siamo sempre al solito triste cliché dei morti di serie A e di serie B. Con politici che, invece di occuparsi della amministrazione di una città complessa come Milano, si buttano anima e cuore in queste crociate del politicamente corretto per mietere facili consensi. Ci auguriamo che i 3 milioni di euro regalati dal governo Letta all’ANPI servano anche ad altro oltre che a provocare tali “casi”.

L’amministrazione milanese non ha la minima idea di cosa significhi il concetto di Pietas classicamente inteso, che comprendeva il rispetto dell’avversario e della sua memoria.


Segnaliamo che al centro del Campo X c’è una grande croce con riportato lo stemma della RSI, e che a fianco alla maggior parte delle lapidi dei Caduti  c’è una riproduzione in piccolo della bandiera che è stata ammainata. Nel caso si volesse provvedere a spogliare anche le tombe.

Valentino Tocci

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