Moratoria F35: ovvero fare la cosa giusta sbagliando

F 35Roma, 12 mag – Partiamo dalle buone notizie: la settimana scorsa è stato approvato il documento conclusivo della commissione Difesa della Camera sui sistemi d’ arma che contiene, fra le altre cose, una “moratoria”  del piano di acquisto degli F35 che punta a dimezzarne la spesa.

Nel testo si legge che il programma “non offre sicure garanzie, dal punto di vista della qualità e del valore, sul piano di ritorni industriali e occupazionali significativi in quanto tali ritorni vengono fatti dipendere dalla capacità che avremo di utilizzare le infrastrutture create per attrarre la manutenzione e buona parte delle maestranze impiegate per l’ F35 saranno sottratte all’ Eurofighter“. Il documento evidenzia inoltre, come più volte riportato nelle pagine di questo quotidiano,  che”non risulta contrattualmente garantita dal principio del best value per le piccole e medie imprese nazionali l’ acquisizione di commesse o sub commesse” e che “a fronte degli investimenti impegnati per realizzare lo stabilimento di Cameri, non risulta contrattualmente definito un prezzo per l’ assemblaggio delle semiali che garantisca l’ ammortamento del capitale investito e un ragionevole ritorno”. In aggiunta agli ormai ben noti problemi di costi si deve inoltre prendere in considerazione lo stato di “sudditanza” verso il “partner” americano che diversi addetti al settore denunciano ormai da tempo e che solo ora i politici sembrano rilevare affermando che “l’ embargo sull’ accesso ai dati sulla cosiddetta ‘ tecnologia sensibile’ determina un fattore di dipendenza operativa da istanze politico-industriali statunitensi che risulta, al momento, non superabile”.

Ma veniamo alle cattive notizie, ovvero al contesto che ha “promosso” questa moratoria. Da una nota dell’ ANSA si apprende infatti che “essa e’ stata approvata con i voti dei deputati dem. Forza Italia e Lega Nord hanno votato contro. Si sono astenuti M5S, Sel, Ncd e Sc”.Coerentemente con quanto fatto dal loro governo (che ha dipinto questo velivolo come unica possibile soluzione per l’Aeronautica Militare) Forza Italia e Lega Nord hanno votato contro alla riduzione. Coerenza che è invece mancata ai democratici dimenticando che lungo la travagliata storia di questo programma diverse volte il PD, in accordo al PDL, bocciò diverse mozioni a riguardo. Tristi giochi della politica nostrani ai quali, purtroppo, l’italiano è fin troppo abituato. Il vero problema, quello che più spaventa, è racchiuso ancora una volta fra il gruppo degli astenuti.

Le frange più estreme della sinistra infatti, devote al pacifismo tout-court, colgono l’occasione per chiedere la demolizione del comparto industriale della Difesa, trascurando che in questo modo svanirebbero migliaia di posti di lavoro tra diretti ed indotto. Secondo Sel infatti, per mano dei deputati Duranti, Piras e Marcon, “la componente decisiva della maggioranza di governo viene incontro a una forte richiesta della societa’ civile, del movimento pacifista, anche in seguito alla mobilitazione ed alla attivita’ parlamentare d’ opposizione di Sel. Sinistra Ecologia Liberta’ si e’ astenuta sulla proposta del Pd e ha sostenuto il proprio documento conclusivo sui sistemi d’ arma nel quale si prevedono oltre 35 miliardi di euro di tagli su programmi d’ armamento – si badi bene – come F35, Fregate Fremm e Forza Nec. La fine dell’ indagine è un primo passo in avanti, auspichiamo ora atti concreti.”

Peccato che, a differenza di quanto giustamente contestabile nel programma F-35, Forza NEC (acronimo di Network Enabled Capabilities) è un progetto interforze congiunto Difesa-Industria incentrato sull’interconnessione e sull’agevolazione dello scambio dati, che oltre a preziosi ritorni industriali mira a portare le nostre truppe di terra allo stesso livello tecnologico di quello dei migliori eserciti, mentre le FREMM (acronimo di FRegate Europee Multi Missione) è prodotta da un consorzio composto da Fincantieri, Finmeccanica e la francese Armaris. A meno di ammettere l’intenzione a disgregare il nostro apparato di difesa (e di conseguenza l’industria della Difesa) non si capisce dunque quale sia la politica di Sel in tal senso.

Fiacca anche l’opposizione del M5S che sembra più che altro concentrato ad appropriarsi della paternità dell’iniziativa. Massimo Artini, deputato pentastellato e vicepresidente della commissione Difesa della Camera ricorda che “una relazione, che è stata preclusa, per la sospensione del programma F35, la sua cancellazione e la risoluzione del problema industriale. Con la risoluzione Pd si fa un passo avanti sulla strada da noi indicata: ci battiamo da mesi e stiamo ottenendo progressi concreti. La moratoria sugli F35, se attuata dal governo, ci farebbe risparmiare gia’ quest’ anno tra i 300 e i 400 milioni.”

Questa settimana si terrà probabilmente un ufficio di presidenza della commissione Difesa che discuterà dell’argomento e solo allora potremo sapere le la proposta del PD non è, per usare le parole di Artini, “solo uno spot elettorale”. Certo che se queste sono le proposte di chi si oppone al programma l’Italia ha ben poco da che stare allegra perché le scelte che gli si prospettano sono la sudditanza o il progressivo logoramento del sistema Difesa.

Cesare Dragandana


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