MorconeRoma, 26 ott – Ha utilizzato le parole più sprezzanti, da lui è partita la condanna senza appello ai cittadini di Goro e Gorino, rei di aver innalzato barricate per opporsi all’arrivo di immigrati clandestini e difendere il proprio territorio. “È un amaro ricordo che quei cittadini si porteranno appresso a lungo. Gli italiani che rifiutano l’aiuto doveroso a donne e bambini sono ottusi, mi vergogno di averli come connazionali. Se non vogliono vivere nello stesso posto dove diamo accoglienza ai profughi – ha aggiunto – andassero a vivere in Ungheria. Noi staremo meglio senza di loro”. Toni più consoni ad un leader politico che ad un prefetto, quelli utilizzati da Mario Morcone, capo del dipartimento Libertà civili e Immigrazione al Ministero dell’Interno. Un ruolo “istituzionale” che dovrebbe condurre a considerazioni più ponderate.

Un atteggiamento che non è una novità per chi conosce un minimo la storia di Morcone. Dopo una carriera che lo ha condotto a diventare prefetto, a maturare esperienze in campo internazionale come nel 1999 in Kosovo per conto dell’ONU e a ricoprire diversi incarichi istituzionali (quasi sempre in quota centrosinistra), Morcone nel 2011 scelse di buttarsi direttamente in politica, candidandosi a sindaco di Napoli per il centrosinistra. Sostenuto da Pd e Sel non riuscì nemmeno ad arrivare al ballottaggio, sconfitto da De Magistris e dal candidato di centrodestra Gianni Lettieri. Una debàcle alla quale si devono aggiungere le numerose polemiche che riguardarono la sua candidatura a causa di un’inchiesta che lo riguardava. Insieme all’allora sottosegretario Gianni Letta, su di lui pendevano le accuse di abuso d’ufficio, turbativa d’asta e truffa, relative all’assegnazione degli appalti per l’assistenza ai rifugiati.

Quello per l’accoglienza dei “rifugiati” (immigrati clandestini a tutti gli effetti, ndr) è dunque un campo che interessa molto a Morcone, non solo per i suoi impegni “istituzionali”. Nelle carte dell’inchiesta Mafia Capitale compare proprio il suo nome, quando i Carabinieri segnalano a più riprese la “soddisfazione di Luca Odevaine  per l’avvenuta nomina del Prefetto Mario Morcone quale nuovo Capo dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione”. Luca Odevaine, ex vice capo di Gabinetto di Veltroni in Campidoglio, condannato a 2 anni e 8 mesi per gli appalti truccati proprio per la gestione dell’accoglienza dei rifugiati al Cara di Mineo. Odevaine, parlando con Salvatore Buzzi, si vanta di aver addirittura “sponsorizzato” la nomina del prefetto Morcone per quella poltrona: “Sì, no, perché poi io ho fatto un giro anche io su Morcone… perché ho capito che c’era quest’area perché la… l’emergenza è un casino e non sanno con chi affrontarla, Mario è esperto, è bravo, per cui l’altro giorno sono riuscito a fare un giro su Renzi e alla fine ieri lo hanno nominato. Infatti mi ha chiamato proprio adesso per ringraziarmi”. Ci sarebbero dunque i buoni uffici di Odevaine e della cricca di Mafia Capitale dietro la nomina di Morcone al ruolo che ricopre ancora oggi? E’ solo una supposizione, mentre la “lunga conoscenza” e la collaborazione di Odevaine con Morcone è un dato di fatto.

Chissà, magari guardando nel passato di Morcone si comprendono meglio le sue dichiarazioni sopra le righe rispetto all’immigrazione e all’accoglienza, come nel caso di Goro e Gorino o come quelle rilasciate nei mesi scorsi, quando propose di mettere i profughi “nelle vie più eleganti di Genova o anche a Portofino”, o ancora quando voleva creare corsie preferenziali per garantire il lavoro ai rifugiati. In quel caso dovette intervenire addirittura Alfano per specificare che prima di garantire il lavoro dei rifugiati era bene pensare agli italiani. Dunque il dubbio rimane: Morcone è un sincero “ultras” dell’immigrazione? Una sorta di Boldrini e Kyenge in salsa prefettizia? O forse il suo amore per rifugiati e accoglienza non è così disinteressato? Non è possibile dirlo. Certo, qualche dubbio rimane.

 Davide Di Stefano

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5 Commenti

  1. Commento, quello del “Prefetto”, in linea con la sua funzione di oppressore di popoli.
    Nella misura in cui il cittadino è sovrano non deve rendere conto ad un prefetto che non ha investitura popolare.
    Chi può interloquire, semmai è il Sindaco, quello sì, rappresenta la volontà popolare, almeno fintanto che non si discosta, nel suo operare, dagli impegni assunti con l’elettorato in campagna elettorale.
    Il prefetto è una figura, istituita da napoleone, napoleone che non brillava per democraticità; trasformò una repubblica in regno, o impero.
    Il prefetto è la quintessenza della dittatura più retriva.

  2. Nella misura in cui il cittadino è sovrano non deve rendere conto ad un prefetto che non ha investitura popolare.
    Chi può interloquire, semmai è il Sindaco, quello sì, rappresenta la volontà popolare, almeno fintanto che non si discosta, nel suo operare, dagli impegni assunti con l’elettorato in campagna elettorale.
    Il prefetto è una figura, istituita da napoleone, napoleone che non brillava per democraticità; trasformò una repubblica in regno, o impero.
    Il prefetto è la quint’essenza della dittatura più retriva.

  3. Morcone chi? Ma fottiti tu ed il tuo capo, siete voi al nostro servizio non il contrario.
    Fossimo unPaese appena decente sarebbe già licenziato e processato per vilipendio d3l Popolo Sovrano.

  4. Dopo aver letto offese e minacce a ferraresi su -repubblica- e -huffonpost- vorrei che il signor prefetto espropiasse una stanza a quei calunniatori. Se mille persone han avuto l’ipocrisia di minacciare e offendere, hanno il dovere di ospitare a casa loro i profughi. Non sono un razzista.

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