Matteo Salvini in visita a Palermo trova la contestazione
Matteo Salvini, leader della Lega Nord, col simbolo “Noi con Salvini” con cui si presenta al centro-sud Italia

Roma, 30 mag – “Altri 4.243 clandestini in arrivo in Italia. Altri morti, altri scafisti soddisfatti, altri milioni per le cooperative. Chi non vota domani, è complice dell’Invasione in corso”.

Questa l’invettiva e l’accorato appello del leader della Lega Nord, Matteo Salvini, sul suo profilo facebook, all’indomani del salvataggio da parte della nave Fenice della Marina Militare Italiana insieme a navi della Guardia di Finanza, delle Marine Militari irlandese e tedesca, delle unità inquadrate nel dispositivo Triton e alcuni mercantili del Centro Nazionale di Soccorso, al largo delle coste libiche, di 4.243 immigrati stipati su 9 barconi e 13 gommoni. Su uno di questi gommoni, anche 17 vittime, forse di stenti, forse calpestati nel tentativo di conquistare un posto, come già accaduto su un altro gommone soccorso nel Canale di Sicilia all’inizio di maggio.

Salgono così a circa 45mila gli stranieri sbarcati fino al 30 maggio di quest’anno in Italia, ancora lontani dai circa 170 mila dell’anno scorso ma ancora in buona posizione per raggiungere e superare il record, considerando l’arrivo della bella stagione, i mari calmi e caldi, e la Libia sempre meno controllabile. Che dire poi del potenziale di richiedenti asilo in grado di raggiungere le nostre coste, stimato per difetto, su questo giornale, nell’esorbitante cifra di 230 milioni, quasi cinque volte il numero di Italiani residenti nel nostro paese?

A fronte di questa catastrofe potenzialmente esiziale per la Nazione con il tasso di fertilità tra i più bassi al mondo e la popolazione naturale in declino, il nanismo intellettuale e la malafede, a scelta, delle figure più importanti del governo.

Il presidente del consiglio Matteo Renzi che, ad Ancona, esordendo con un “Non accetteremo mai di cancellare secoli di civiltà” per un attimo ha fatto ben sperare che si riferisse alla civiltà che dalla Grecia antica è fiorita attraverso la Roma imperiale e il Rinascimento fino ai giorni nostri. Niente paura, si riferiva invece al naufragio del 19 aprile scorso, solo per dire che “noi andremo a recuperare quella nave a 387 metri di profondità per dare ai fratelli e alle sorelle che sono lì sepoltura”. Già, non ci avevamo pensato, questo si che è un problema. E poi – altro che la Concordia – ci spiegasse il fenomenale premier dove troverà i soldi necessari se non attingendo ancora dalle nostre tasche sempre più vuote, per dirne una.

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Barcone di immigrati salvato dalla Marina Militare Italiana

Tra uno sproloquio e l’altro, anche il ministro degli Interni Angelino Alfano fornisce spunti interessanti per gli analisti, non necessariamente politici: “Abbiamo davanti a noi una questione libica non ancora risolta. Fino a quando non sarà risolta sarà difficile fermare gli sbarchi di migranti”, ha dichiarato Alfano in Sicilia, aggiungendo che “Il nostro appello va ancora una volta all’Europa e a tutta la comunità internazionale per realizzare quello che fin qui non si è ancora realizzato e cioè la pacificazione libica, perché l’Italia e la Sicilia non possono subire prima il costo delle bombe che sono state sganciate sulla Libia per destabilizzare e mandare a casa un regime negativo, e dopo il conto di un silenzio della comunità internazionale”.

Ricapitoliamo: prima Alfano appoggia, con Berlusconi e il sostegno di tutte le forze “democratiche” Pd incluso, il tradimento a Gheddafi sostenendo anche militarmente il massacro delle forze regolari di un governo legittimo che si stava con successo impegnando nel contenimento delle partenze dalle proprie coste. Quindi, di fronte alle ovvie conseguenze di tanta sciagurata mossa, impiega le forze armate stesse a centinaia di miglia dalle coste italiane per salvare le masse di potenziali richiedenti asilo nella prima fase della traversata, di fatto offrendo una potentissima ragione in più per partire alla volta dell’Italia e dell’Europa.

Mentre di impiegare le forze armate sul terreno libico per riportare la pace e la stabilità nel disgraziato paese spezzato in tre, tra i governi di Tripoli e Tobruk e la parte controllata dall’Isis, non se ne parla nemmeno, parole nuovamente di Renzi. Il quale, forse, spera che i feroci contendenti delle spoglie del territorio che una volta fu nostro e poi del tiranno Gheddafi smettano di combattere e di spedirci masse di immigrati in virtù delle grasse risate che la politica italiana non può che ispirare a profusione.

Francesco Meneguzzo

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