Roma, 19 mag. – Sono sempre più le procure che hanno cominciato a indagare sull’operato delle ong di stanza nel Mediterraneo. E, come abbiamo documentato ieri, le ipotesi di reato si aggravano: ora si parla di associazione a delinquere. Sembrava che tutto si riducesse alle manie di protagonismo di un solo procuratore – Carmelo Zuccaro – e invece, a quanto pare, sui “benefattori” si sta indagando da più parti.

Il che mette un bel po’ in difficoltà quella sinistra che attorno alle procure aveva istituito un culto laico: ora i giudici non sono più bravi? Ora non è più il caso di “lasciar lavorare la magistratura”? Nel frattempo, poi, un altro idolo della sinistra, l’ubiquitario Raffaele Cantone, denuncia l’infiltrazione sistematica della criminalità nel sistema dei centri di accoglienza. Segue altro vistoso imbarazzo. Tutto questo va ovviamente salutato con favore.

Dal punto di vista etico e politico, tuttavia, non va dimenticato un principio: delinquenziale è tutto il sistema che presiede all’invasione immogratoria. Non è rispettando una parvenza di legalità astratta che degli enti privati anti-nazionali, che operano scientemente per il caos (le famose ong), potranno sperare di essere assolti. Non è facendo dei bandi trasparenti che le cooperative che lucrano sull’accoglienza diverranno benvenute.

Questa macchina per uccidere i popoli va smontata pezzo dopo pezzo, tutta, in sede politica prima che giudiziaria. Va riscoperto il concetto metagiuridico del “tradimento della patria”. A questi traditori va tolta l’aria in cui prosperano, ovvero la collusione, la protezione della politica, il ricatto morale, la propaganda ideologica. Essi non infiltrati dalla mafia. Sono la mafia. Vanno sbugiardati in modo sistematico, contestati in modo ossessivo. Tutto questo non possono e non devono farlo i giudici. Per combattere questa metastasi sociale c’è un solo modo: tornare a essere nazione.

Adriano Scianca

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