Pier Luigi Bersani sfida Matteo RenziRoma, 27 feb – Acque di nuovo agitate all’interno del Partito Democratico. Il teatro dello scontro, pur a distanza, sarà la riunione dei parlamentari convocata per oggi dal premier Matteo Renzi  e avente all’ordine del giorno temi come la Rai, l’ambiente, il fisco e la scuola.

La distanza sarà marcata dall’assenza eccellente di Pier Luigi Bersani, seguito dalle numerose ale frondiste come i riformisti e la sinistra civatiana. La mancata risposta alla convocazione di Renzi è netta: “Non ci penso proprio. Perché io m’inchino alle esigenze della comunicazione, ma che gli organismi dirigenti debbano diventare figuranti di un film non ci sto”, ha spiegato in un’intervista ad Avvenire.

Le forti critiche di Bersani non sono tuttavia solo di metodo, ma entrano anche nel merito delle scelte dell’esecutivo. La bordata principale è nei confronti del Jobs Act che, secondo l’ex segretario dem e nonostante la sua anima liberale, “mette il lavoratore in un rapporto di forze pre-anni ’70” ponendosi “fuori dall’ordinamento costituzionale”. Non risparmia anche stoccate al ddl di riforma della Costituzione:  “Se va avanti così io non accetterò mai di votare la legge elettorale”.

Netta la posizione di Renzi: “Il nostro popolo, quello che ci vota alle primarie e che, dopo tante sconfitte, ci ha dato il 41% per cambiare l’Europa e l’Italia non si merita polemiche ingiustificate persino sugli orari e sulle modalità di convocazione di questi incontri informali“, così il presidente liquida la polemica interna. Una risposta secca che probabilmente non aiuterà a rassenerare il clima.

Filippo Burla

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