tweet immigrazione raggiRoma, 17 giu – Roma è in difficoltà, dopo che ad un anno dall’insediamento il sindaco Virginia Raggi non è riuscita a cavare un ragno dal buco (nero) del Campidoglio? Perché allora non cercare di ritirare fuori il vecchio stratagemma di strizzare l’occhio a quella destra che sul tema immigrazione vive spesso e purtroppo di slogan, pronta a seguire chi la spara più grossa al netto di una qualsiasi effettiva realizzabilità delle proposte? Gli spin doctor della Casaleggio e associati sembra proprio che abbiano scelto di nuovo questa strada per tentare ancora una volta il miracolo di far piacere alla destra un partito che in realtà ha tutti i crisi dell’estrema sinistra.

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Virginia Raggi è perfetta nel ruolo di barbecue sul quale cuocere a fuoco lento l’elettorato un tempo attratto dalle sirene forziste, leghiste o della fu Alleanza Nazionale. Sì, stiamo parlando di quella Raggi che nel suo programma elettorale spiegava di volere una equa distribuzione dei migranti nei municipi romani, oltre a desiderare l’assegnazione di case ai nomadi residenti nei malsani e criminogeni campi rom. Mentre il sindaco pentastellato non riusciva nemmeno a completare la giunta, subito le promesse si trasformavano in realtà, con gli sgomberi forzati a danno di famiglie italiane per far posto a cittadini stranieri. Il tutto nel nome della legalità, ca va sans dire.

Più di recente, con la retromarcia innestata auspicando una stretta sull’arrivo di profughi o sedicenti tali nella capitale e la contestuale richiesta di Grillo in persona di chiudere una volta per tutte i campi Rom, la Raggi ha di nuovo fatto una piroetta perfettamente compatibile con l’estrema liquidità del movimento dal quale proviene. Peccato che, di fronte a questo ennesimo cambio di trucco e parrucco, il web non perdoni. E’ così che è rispuntato un tweet di dicembre 2016 nel quale il primo cittadino della capitale chiamava i rifugiati “nostri fratelli e sorelle”, che Roma accoglierà senza se e senza ma. Non stiamo parlando di programmi calati dall’alto, né di decisioni prese dopo consulto con la rete, ma di parole vergate di proprio pugno. E che messe di fronte al cinguettio lanciato a distanza di sei mesi o pochi giorni più non lascia più spazio a dubbi: o siamo in presenza di un caso psichiatrico, o grande è la confusione sotto il cielo dei cinque stelle. Ammesso che le due cose non vadano di pari passo.

Nicola Mattei

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