Roma, 5 dic – Berlusconi e i sostenitori dell’ex cavaliere, commentando i fatti che nel 2011 portarono alla fine del governo del Cav e all’arrivo di Mario Monti, hanno sempre gridato al “golpe”. Una posizione che adesso trova un inaspettato sponsor: Romano Prodi. L’avversario storico di Berlusconi ammette che le posizioni su Putin e Gheddafi, con lo scopo di tutelare l’interesse nazionale, furono fatali al Cav. A riportare la notizia è il Giornale, che in anteprima pubblica due stralci tratti da “Il Cigno nero e il Cavaliere bianco. Diario italiano della grande crisi“, il libro scritto dall’ex direttore del Sole 24 ore Roberto Napoletano. 

“Resto di pietra, un brivido mi corre lungo la schiena. In modi diversi, con parole e sfumature differenti ma all’unisono, guru e big della comunità degli affari e della finanza, la massima autorità monetaria europea e la massima autorità monetaria italiana, mi hanno detto la stessa cosa: l’Italia sta saltando, i suoi fondamentali dell’economia non giustificano minimamente il fallimento della repubblica, ma tant’è. Ricerco e ascolto altri operatori di mercato, ne traggo la conclusione che sono al lavoro le mani forti della speculazione e puntano alla disintegrazione dell’euro. Scoprirò dopo che, oltre alla diffidenza comprensibile nei confronti dell’Italia, accompagnata da una buona dose di pregiudizi, pesano sui mercati gli interessi geopolitici francotedeschi, sullo sfondo di uno storico scontro tra americani e russi dove sono in ballo energia, intelligence e sicurezza. Il giudizio unanime di condanna per l’incapacità di governare dell’esecutivo Berlusconi, logorato da un estenuante braccio di ferro tra il presidente del consiglio e il ministro dell’economia Giulio Tremonti e dal decoro violato delle istituzioni, contribuisce in modo decisivo a rendere concreto uno scenario terribile che mina le fondamenta dello stato italiano e mette a repentaglio la ricchezza privata del paese”.

“Alzo ancora il telefono e chiamo Romano Prodi, l’unico che ha battuto due volte nelle urne il Cavaliere e che ha un passato da presidente della commissione europea in un momento storico per il vecchio continente. Mi dice: «Sono di ritorno dagli Emirati, sentirmi salutare all’aeroporto dall’ambasciatore arabo con un bel bunga bunga‘ non mi ha fatto piacere. C’è qualcosa, però, che non mi quadra in questo indignarsi collettivo, c’è qualcosa che va oltre il colore e il gossip. La mia sensazione è che questa volta i mercati vogliano far pagare a Berlusconi anche la posizione italiana a favore di Putin, di Gheddafi e della stabilità iraniana. Si tratta di una scelta di campo giusta per tutelare l’interesse nazionale e io la condivido, ma ha scatenato le mire francesi sulla Libia, l’interesse tedesco per la partnership con i russi che ci danneggia, l’insofferenza americana per un’alleanza storica che reputano tradita. Purtroppo è un dato di fatto che, alla fine, l’errore della guerra della Libia lo paghiamo noi…”

Davide Romano

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  1. ….se invece di ”telefonare”, avesse mandato aiuti militari a Gheddafi, ora l’Italia no si ritroverebbe in ginocchio davanti al finocchio francese e alla grande chiappa germanica..

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