Sgombero del campo nomadi Casilino 900Roma, 1 giu – Attenti al razzismo montante. Ce lo dicono i giornaloni, ce lo dicono i politici di sinistra. Dove il razzismo in oggetto sarebbe quello che estende le responsabilità individuali a intere etnie. Insomma, se tre persone investono una donna causandone la morte, la colpa non è di tutto un popolo, ma appunto di quelle tre persone. Esattamente come non tutti gli italiani sono degli uxoricidi solo perché Parolisi è stato condannato dai giudici per aver ucciso la moglie.

Il discorso ha ovviamente una sua logica: non si può condannare qualcuno per ciò che è anziché per ciò che fa. Giusto. Sul piano delle soluzioni, tuttavia, il meccanismo si inceppa.

Vediamo il discorso di Salvini. È molto semplice: vengo al campo rom, ti do un preavviso per lo sgombero, in un certo arco di tempo tu ti cerchi un lavoro e ti trovi una casa, scaduto il termine io arrivo con le ruspe e rado al suolo il campo. Al netto di una grossa quota di semplificazione, il ragionamento fila. Sei rom e vuoi uscire dalla penosa condizione di sporcizia, degrado e illegalità del campo nomadi? Non devi far altro che fare ciò che fanno tutti gli italiani: lavori e ti cerchi una casa.

Per quanto duro e polemico sia, questo ragionamento include paradossalmnete una dose di egualitarismo e persino un aspetto di “integrazione in atto”: cosa c’è di più solidale di trattare i rom come tutti gli altri italiani?

Alla proposta di Salvini, la sinistra replica: giusto superare la logica dei campi rom (il che significa comunque dire sì alle ruspe, anche se non sempre a sinistra se ne è coscienti) ma poi vanno poste in essere politiche di integrazione. Cioè? Provvedimenti specifici per i soli rom? Si tratta un’intera etnia come un blocco unico? Ma non è un po’… razzista? Dire che i rom, in quanto tali, sono un problema è razzismo. Ipotizzare una soluzione per i rom, in quanto tali, non lo è.

Qualcosa, decisamente non quadra.

Giorgio Nigra

 

 

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