Renzi, il Caro Leader che svende la nazione

renzi1Roma, 6 mar – “Facciamo un salto/ Battiam le mani/ Ti salutiamo tutti insieme/ Presidente Renzi/ Muoviam la testa/ Facciamo festa/ A braccia aperte ti diciamo / benvenuto al Raiti…”. Siracusa, provincia di Pyongyang. È lì che il Caro Leader Matteo Renzi è stato accolto dai pargoli festanti con la canzone “Clap and jump per Renzi”. Roba che se fosse successo con Berlusconi a Parigi se ne sarebbe parlato per sei mesi.

Mentre Olli Rehn si rivolge al governo italiano come un esattore della ‘ndrangheta a un commerciante col braccino corto, la macchina della propaganda deve macinare a pieno ritmo per creare quel consenso che Renzi, alle urne, non si è preoccupato di verificare. E se per far questo c’è da sfruttare anche i bambini, pazienza. Non che la trovata della scuola Raiti di Siracusa sia necessariamente stata orchestrata da chissà quale spin doctor. Ma non importa, la propaganda migliore è quella che crea meccanismi che vanno in automatico, sfruttando il servilismo filisteo.

Del resto la politica recente ci ha abituato a performance di questo tipo. Il Cavaliere aveva un debole per le manifestazioni di consenso smodato, ma la sua ansia di piacere era così triviale da non funzionare a pieno regime.


Incredibilmente, dovevamo aspettare Monti per vedere una propaganda seria, spietata. Proprio lui, venuto a riportare in auge la serietà, la sobrietà, il freddo rigore dei numeri contro gli eccessi della politica lideristica, si ritrovò a occupare militarmente i media, che cominciarono a vantare il loden, il cagnolino, i nipotini.

Sul sito di Palazzo Chigi comparirono lettere farlocche in cui si citava Lisa, una bambina di due anni e mezzo, che alla domanda “che cosa hai visto in TV?” aveva risposto “Ho visto il nonno Mario, quello che dice le cose giuste per il futuro…”. Ce n’eravamo quasi dimenticati, prima del coretto della scuola di Siracusa, ma tutto ciò accadeva in Italia solo pochi mesi fa.

Presto non avremo più uno Stato, forse neanche una nazione. Per colpa di Nonno Mario, Zio Enrico e del Cugino Matteo.

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