Ricostruzione L’Aquila: la ‘botta di culo’ degli amministratori

LAquilaL’Aquila, 14 gen – Ci vorrebbe di nuovo il popolo delle carriole a L’Aquila dopo l’ultima indagine riguardante appalti e tangenti per la ricostruzione post terremoto. Un’inchiesta che ha decimato la giunta del sindaco Cialente, tanto da costringerlo a rassegnare le dimissioni; un atto dovuto, considerato che tra gli indagati compare anche il suo vice Roberto Riga. Ora la giunta di centrosinistra andrà avanti fino alla nomina del commissario prefettizio, prevista fra circa due settimane. Le ipotesi di reato si riferiscono a fatti accaduti tra il settembre del 2009 e il luglio del 2011 e riguardano tangenti per un importo di circa mezzo milione di euro, elargite a politici e funzionari pubblici per favorire l’aggiudicazione di appalti relativi alla messa in sicurezza di alcuni edifici danneggiati. Dalle indagini emerge anche che uno dei funzionari coinvolti avrebbe ricevuto in regalo alcuni moduli abitativi, destinati alle famiglie terremotate, prefabbricati che sarebbero poi stati rivenduti dal funzionario in questione con un guadagno di centinaia di migliaia di euro.

Un sistema di tangenti e corruzione simile a tanti altri visti dal dopoguerra in poi, se non fosse che gli appalti riguardano la ricostruzione della città degli stessi indagati, un branco di iene pronto a speculare sulla morte di 309 persone, sulla messa in sicurezza degli stessi edifici nei quali sono nati e cresciuti. A simbolo di tanto squallore si erge l’ex assessore comunale Ermanno Lisi, intercettato durante una conversazione telefonica con l’architetto Pio Ciccone: “Abbiamo avuto culo” dice Lisi riferendosi al terremoto, e continua “con tutte ste opere che ci stanno…o te fai li soldi mo’ o hai finito”. Un’occasione da non perdere, quindi, la devastazione della propria città, una vera “botta di culo” secondo Lisi, così sicuro dell’occasione della vita da non preoccuparsi di eventuali ripercussioni, tanto “sto con la sinistra e bene o male penso che la magistratura c’ha grossi interessi a smuove”, ovvero a insabbiare, come sostiene l’ex assessore nella stessa telefonata. E’ triste dover confermare l’ipotesi di Lisi, poiché i reati in questione, nonostante una segnalazione della squadra mobile di L’Aquila alla procura, avvenuta nel 2011, sono caduti tutti in prescrizione.


L’Aquila si risveglia ancora una volta con l’amaro in bocca; tradita non solo dal centrodestra, come a lungo si è voluto far credere, ma anche dai propri concittadini chiamati ad amministrarla e a risollevarla dopo la tragedia dell’aprile 2009. Quegli stessi amministratori che a lungo avevano levato il dito contro il governo nazionale e il malcostume delle tangenti post terremoto, amministratori di centrosinistra che pontificavano di questione morale e legame indissolubile col territorio. Ci vorrebbe, dunque, il popolo delle carriole: questa volta, però, non dovrebbe trasportare le macerie dei palazzi per aprire i varchi del centro storico. No, questa volta bisognerebbe riempire le carriole con tutte le bobine di Draquila, il “film documentario” della Guzzanti, per portarle in piazza Duomo e farne un bel falò, almeno eviteremo ai posteri la colossale stronzata retorica dei buoni contro i cattivi.

Francesco Pezzuto

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