Robespierre e la magistratura italiana

 

magistratura-togaRoma, 1 dic – Il termine latino che designa il diritto, ius, ha la stessa radice del verbo che indica il giuramento, iurare. Il diritto era dunque legato inscindibilmente alla sacralità di un giuramento e alla ritualità della parola. Anche oggi i magistrati giurano sulla Costituzione ma il potere giudiziario, monopolio di una casta sconsacrata, è divenuto un’arma di ricatto. Intercettazioni squadernate sui giornali per eliminare gli avversari, querelles di natura politica e tempi lunghissimi sono i caratteri del diritto italiano moderno.

Dopo 37 anni di cronaca giudiziaria al tribunale di Milano, Frank Crimini è andato in pensione e si è tolto qualche sassolino dalla scarpa. Nel suo sito, riguardo i magistrati,ha dichiarato: “Credo sia una categoria che ha acquisito un potere spropositato per il suo ruolo, non è che ce l’ho coi singoli. Colpa della politica, ma loro questo ruolo se lo sono preso”. In un intervista a “Tempi”, riguardo la riforma della giustizia, ha dichiarato: “Negli ultimi anni non la si è fatta perché Silvio Berlusconi la intende come una legge per salvarsi dai suoi processi, mentre i suoi avversari intendono mantenere lo status quo. Non penso che la situazione cambierà nel breve-medio periodo. Negli anni di cui sono stato testimone, la giustizia ha subìto dei danni e, secondo me, questo è accaduto prima della discesa in campo del Cavaliere. La situazione si è poi aggravata con Berlusconi, ma non solo per colpa sua. Qualsiasi persona di buon senso sa che non c’è una via d’uscita a breve, e questo perché la classe politica non ha le competenze per affrontare la situazione e riformarla, dato che governa sulla base della cronaca quotidiana, di emergenza in emergenza”.

Gli fa eco Luciano Violante, che che ritiene deprecabile la pratica di utilizzare le intercettazioni per realizzare uno scoop giornalistico: “La vera separazione delle carriere andrebbe fatta tra magistrati e giornalisti. Ci sono cronisti di giudiziaria diventati famosi pubblicando acriticamente quel che gli veniva passato da chi come loro ambiva a far carriera. Il potere dei mezzi di comunicazione è l’unico potere assoluto, senza limiti”.

Per Violante, inoltre, esiste un oggettivo squilibrio tra potere politico e potere giudiziario: “La politica ha delegato alla magistratura tre grandi questioni ‘politiche’ — il terrorismo, la mafia, la corruzione — e alcuni magistrati sono diventati di depositari di responsabilità tipicamente politiche”.


Oggi Robespierre starebbe con l’Associazione Nazionale Magistrati. Pacata ed egualitaria negli slogan, spietata nella detenzione del potere. La facciata candida degli slogan della rivoluzione francese è la stessa che dopo la presa del potere si tramutò in governo del terrore: “Nessuna tolleranza con gli intolleranti!”, gridavano i rivoluzionari, e così bruciarono libri, torturarono uomini ed usarono il potere a loro piacimento. Come se dietro al potere non ci sia lo ius, come se lo ius non sia cosa sacra.

Michael Mocci

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