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Matteo Salvini insieme alla delegazione siriana

Bruxelles, 1 lug – A pochi giorni dall’efferato attacco terroristico in Tunisia, l’Europa si ritrova ancora una volta a fare i conti con le falle nel sistema della sua sicurezza. L’interrogativo principale sembra essere oramai quanto le istituzioni europee riescano a tutelare i cittadini dell’unione all’interno dei suoi confini.

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L’eurodeputata del Front national, Marie-Christine Arnautu

A complicare il quadro ritorna l’annosa questione delle strategie a medio e lungo termine per intervenire sugli scenari di crisi da cui l’insorgenza terroristica si alimenta. Primo fra tutti il conflitto siriano.

Se in un primo momento l’Unione Europea si era accodata passivamente alla crociata democratica lanciata dal presidente Obama e perorata dalla eterogenea coalizione dei paesi del vicino oriente (Turchia, Israele, Arabia Saudita ed Emirati Arabi), sembra che da qualche mese anche in seno al Parlamento europeo si faccia sempre più forte la voce di chi oggi vorrebbe una strategia diversa per uscire dall’impasse. Un’alternativa possibile che non imbarazzi ulteriormente l’Europa costretta fino ad ora a “flirtare” con la guerriglia islamista e a dover invece sanzionare le legittime istituzioni del paese da sempre partner economico del vecchio continente.

Non risulta strano quindi che in occasione di un “tour” a Bruxelles dei massimi esponenti della comunità siriana in Italia politici di spicco dell’Europarlamento colgano l’occasione per fare il punto sulla Siria ricevendo i delegati della repubblica araba.

La delegazione siriana, che si trovava in Belgio per incontrare l’ambasciatrice della Siria presso l’Ue e per partecipare ad una conferenza sulla distruzione del patrimonio archeologico siriano da parte dei terroristi, ha così potuto incontrare tra gli altri anche Matteo Salvini leader della Lega Nord e voce critica sulla questione siriana.

Salvini già in passato aveva animato il dibattito politico sull’argomento affermando che l’Europa aveva rischiato di incappare nell’errore di “andare a bombardare i siriani sbagliati” e in occasione di questo incontro ha sicuramente potuto aggiungere frecce alla sua faretra tanto che già poche ore dopo sulla sua pagina Facebook attaccava apertamente gli stati che oggi mantengono rapporti commerciali e militari con lo Stato Islamico ai danni della Siria.

11651100_1112282045453288_1937140241_nLa delegazione siriana ha inoltre incontrato importanti esponenti del Front National di Marine le Pen, come l’eurodeputata Marie-Christine Arnautu, che già in passato ha coraggiosamente denunciato la complicità dei paesi come Arabia Saudita e Turchia che non hanno mai fatto mancare il loro appoggio ai gruppi terroristici in Siria.

La distruzione dei siti archeologici siriani in larga parte sotto tutela Unesco, le gravissime violazioni ai diritti umani, le stragi e l’islamizzazione forzata delle minoranze religiose siriane sono stati i temi centrali degli incontri ma si è anche parlato delle implicazioni economiche che l’embargo imposto alla Siria ha causato sulle economie dei paesi membri della Ue.

Una nota forte di discontinuità che potrebbe essere propedeutica per una profonda revisione dei rapporti con la Repubblica Araba e che in primis si deve porre il problema di riportare le istituzioni siriane nell’alveo della legittimità internazionale per poter ritrovare un partner affidabile con cui riaprire il dibattito diplomatico e cosi favorire una soluzione politica della crisi. Ma anche una presa di posizione lungimirante di una “famiglia politica” europea che della discontinuità con la tradizionale gestione dell’Unione ha fatto oramai il suo tratto caratteristico e che ora cerca con gesti concreti di presentare la sua alternativa possibile che al di là della duello mediatico delle rispettive fazioni in lotta ha bisogno di dare risposte concrete e presentare programmi e soluzioni affidabili e che garantiscano gli interessi europei anche e soprattutto in materia di geopolitica.

Se questo si tramuterà in un reale cambio di strategia europea in materia di esteri non è dato saperlo, ma basti intanto sapere che dall’inizio del raffreddamento e della rottura dei rapporti diplomatici con la Siria da parete della Comunità Europea, questa è stata da anni la prima volta in cui nel parlamento della nostra vecchia Europa si sono sentite, finalmente, le ragioni della Siria.

Alberto Palladino

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Alberto Palladino

Nato a Roma, classe 1987. Studia Scienze storiche e cooperazione internazionale all’università Roma 3 e da qualche anno ha iniziato a percorrere la strada professionale del reporter. Fino ad oggi, nonostante le difficoltà che incontra chi lavora in questo settore da indipendente, è riuscito a coprire alcuni degli scenari di crisi più importanti di questi ultimi anni provando a raccontare, fra gli altri, la secessione in Ucraina e la guerra antiterroristica in Siria. Collabora con importanti testate nazionali e straniere. Ha realizzato reportage dal Kosovo, embedded con la missione italiana, dall’Azerbaijan e dai luoghi di eventi importanti e tragici come gli attacchi di Parigi. Ha collaborato alla realizzazione di progetti umanitari con la onlus Solidarité Identités e la onlus Popoli in molti dei Paesi da cui poi ha scritto per questa testata: Kosovo, Birmania, Siria. Ha viaggiata nella Siria devastata dal terrorismo scattando foto e aiutando i bisognosi, sublimando al massimo la sua vocazione. Per il Primato Nazionale anima la redazione esteri e propone i suoi scatti fotografici per far aprire gli occhi ai lettori, perché è persuaso che nel mondo di oggi non è più sufficiente guardare, bisogna vedere.

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