Se il welfare lo pagano gli automobilisti: +6,5 cent al litro per la “manovrina” d’ottobre

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Roma, 9 0tt – Cambiano i governi ma non cambia la sostanza. I fondi per la social card e per la cassa integrazione, 360 milioni circa, verranno presi ancora una volta dalle tasche degli italiani: dalla data di entrata in vigore della manovra la benzina salirà di 6,5 centesimi al litro. Dal 2014 aumenterà ulteriormente di 3,3 centesimi. Rincari sono previsti anche per Irpef e Irap, andando anche in questo caso a colpire quella fascia di popolazione che dalla crisi è stata più colpita: privati e imprese.

Nella cosiddetta “manovrina” è prevista inoltre una semplificazione del procedimento di alienazione di immobili pubblici. Così come vengo vendute imprese e partecipazioni statali nelle aziende strategiche,  allo stesso modo viene venduto anche un patrimonio che invece di essere valorizzato viene monetizzato.


La sensazione è quella di trovarsi davanti all’ennesimo provvedimento d’urgenza privo di qualsiasi linea guida a medio-lungo termine. Si parla tutti i giorni di prestiti alle imprese, taglio delle aliquote, riduzione del cuneo fiscale, fondi per l’occupazione giovanile, ma la sostanza dei provvedimenti smentisce queste belle parole. La verità è che per ripagare gli interesse di un debito pubblico che ha superato i 2 mila miliardi (e che quindi non verrà mai ripagato), lo Stato non ha soldi da investire nel welfare, così aumenta le accise, aumenta le tasse con la speranza che vengano giorni migliori. Le parole chiave che ci sentiamo ripetere quotidianamente sono fiducia e stabilità. Bisogna avere fiducia e continuare, per quanto possibile, a consumare e a indebitarsi altrimenti si rompe il grande giocattolo. Politicamente serve stabilità, che tradotto significa un governo che esegua i diktat europei senza mettere in discussione il sistema monetario o le linee economiche dell’Ue, che penalizzano terribilmente i paesi del sud, cosiddetti periferici, come Italia, Spagna, Grecia e Portogallo. Insomma servono soldi, pochi maledetti e subito, che provengano dalla vendita degli asset delle migliori aziende italiane o dalle tasche dei cittadini poco importa, bisogna pagare gli interessi del debito a chi il debito l’ha provocato. Noblesse oblige.

Rolando Mancini

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