marco-rizzoRoma, 9 giu – Ha fatto molto discutere il decaologo sull’uso di facebook diffuso on line dal Partito Comunista di Marco Rizzo. Si tratta di una serie di regole per i militanti che utilizzano i social network, ovviamente pensate “seguendo le ispirazioni della dottrina leninista dell’organizzazione”. Questi gli orientamenti da rispettare per gli internauti comunisti:

*E’ fatto assoluto divieto a ogni iscritto al Partito (tanto più se dirigente) a fare considerazioni e analisi politiche generali autonome.

*Queste spettano solo all’account nazionale, a quello del segretario generale, a quello del Ful e del Fronte della Gioventu’ Comunista.

*E’ inoltre vietato ‘taggare’ altri membri del Partito sempre su questioni politiche, storiche, filosofiche e culturali.

*E’ invece auspicabile che i membri del Partito e del CC promuovano, condividano e tagghino i post degli organi nazionali.

*E’ fatto assoluto divieto ad usare bandiere o simboli del Partito nell’immagine del proprio account personale. Le bandiere ed i simboli del Partito sono esclusivamente rappresentate negli account di Partito ad ogni livello (da quello centrale sino a quello di cellula).

*Le stesse modalità di comportamento spettano, a cascata, per i militanti e dirigenti a livello regionale e di federazione.

*Tutti gli account di Partito (da quelli regionali a quelli della singola cellula) devono comunicare riservatamente alla Direzione Centrale (nella persona del Coordinatore) la password.

*La pubblicazione di fotografie e filmati di manifestazioni del Partito devono esser improntate alla massima efficacia propagandistica e consapevolezza politica dell’evento.

*Qualunque violazione verrà da ora in poi deferita alla CCCG.

Ora, si può certamente sorridere della prosopopea stalinista, soprattutto se applicata a un movimento dalla consistenza tanto esigua. E si può ancor più legittimamente provare fastidio per un gruppetto settario tanto estremista a parole, quanto pronto ad allinearsi alla più stantia retorica antifascista quando c’è da serrare i ranghi con il resto dell’arco costituzionale.

Ma francamente, il fatto che qualcuno decida di porre un freno, almeno nelle cerchie più ristrette dei militanti, al delirio di narcisismo incontrollato che dilaga nei social non può che essere salutato con simpatia.

L’idea delle regole, dei limiti, della disciplina liberamente accettata suona oggi blasfema alle orecchie di chi non conosce che “diritti”, eppure dovrebbe essere davvero il minimo sindacale pretendere che dei dirigenti politici non straparlino nell’agorà virtuale secondo voglie e umori di giornata.

Che poi in alternativa alle agitazioni individualiste, Rizzo e compagni sappiano opporre solo il grigiore burocratico che da sempre li caratterizza, non stupisce. Ma, per una volta, si può anche esprimere simpatia. In fondo sono solo compagni che sbagliano.

Adriano Scianca

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