marco di steRoma, 20 nov – Da Letta è saltato sul carro del vincitore Renzi. Adesso però si ritrova nel mirino della giustizia italiana, accusato di tangenti e festini hard. Si tratta di Marco Di Stefano, ex deputato Pd, già coordinatore alla Leopolda del tavolo sulla “moneta digitale”. L’ex moglie Gilda Renzi, secondo quanto riportato da Libero, avrebbe rivelato ai magistrati la passione del marito per alcol e belle donne. Festini che si sarebbero tenuti in una cascina sui Castelli Romani, nei pressi di Grottaferrata.

Secondo l’inchiesta della Procura della Repubblica di Roma il parlamentare Di Stefano avrebbe inoltre ricevuto una duplice tangente dagli imprenditori Pulcini, arrestati nei giorni scorsi per un appalto manipolato per la costruzione di un parcheggio nella capitale, quantificabile in 1 milione e 800 mila euro e un’ulteriore somma pari a 300 mila euro sarebbe stata versata al suo collaboratore Alfredo Guagnelli. Ai tempi Di Stefano era assessore al Demanio della Regione Lazio, con governatore Piero Marrazzo, e secondo l’accusa la tangente avrebbe compensato il favore di aver fatto affittare alla società della Regione “Lazio Service” due palazzi dei Pulcini alla modica cifra, secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, di 3 milioni e 725 mila euro ciascuno. Gli immobili furono poi ceduti all’Enpam, garantendo ai Pulcini una plusvalenza del 50% del valore reale. Nel frattempo il braccio destro Guagnelli ha fatto perdere le sue tracce. Secondo le pm, Tiziana Cugini e Maria Cristina Palaia, sarebbe stato quest’ultimo a ritirare la tangente per l’ex parlamentare, girata su un conto a Montecarlo. Polizia e magistrati al momento ipotizzano di tutto, dall’omicidio alla fuga in Sud Ameria di Guagnelli.

Un caso insomma spinoso e piuttosto torbido, che sta infastidendo non poco i vertici del Partito Democratico, tanto che il tavolo da 1000 euro prenotato da Di Stefano alla cena all’Eur con Renzi è stato tolto in fretta e furia all’ultimo momento. Un disguido che sembra poca cosa di fronte alle disavventure di questo collezionista di tessere partitiche, passato negli anni dall’Udc al Pd, per poi virare verso l’Udeur e tornare di nuovo nel Pd. Assessore nientemeno che a Demanio, Risorse Umane e Patrimonio durante l’illuminata gestione Marrazzo della Regione Lazio. Estromesso nel 2009, dichiarerà di aver ricevuto “pizzini da esponenti di giunta per i concorsi interni”, aggiungendo poi:“li ho rispediti al mittente”. Simsalabim, il buon Marrazzo lo riabilita in giunta affidandogli l’Assessorato all’Istruzione. A quel punto però Di Stefano tenta il grande salto in Parlamento, ma nonostante sia un noto Mister Preferenze, alle primarie ne centra solo 2573. In un’intercettazione spara a zero: “a partire da Zingaretti, li tiro dentro tutti. Sono dei maiali.. Se imbarcamo tutti, ricominciamo dai fondi regionali. Sansone con tutti i filistei, casco io ma pure gli altri.” Frasi poi ritrattate perché “dette in un momento di grande rabbia e sconforto”. Ottenuto “l’ego te absolvo” del vertice Pd, ecco il grande salto. Ignazio Marino chiama infatti Marta Leonori a fare l’assessore al Commercio del comune di Roma e Di Stefano entra in Parlamento come primo dei non eletti, quota Renzi.

Un avvincente romanzo di avventura ricco di colpi di scena? Magari.

Eugenio Palazzini

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