Torino, 29 mag. – Con il cambio di governo cittadino (da PD a M5S) a Torino era stata promessa una rapida soluzione all’occupazione dell’ex villaggio olimpico da parte di 1.300 immigrati clandestini. Alcuni di questi sono abitualmente dediti al traffico di sostanze stupefacenti, altri si sono resi protagonisti di fatti di cronaca nera particolarmente efferati come il sequestro e lo stupro di una giovane disabile italiana nel maggio 2015 (vicenda conclusasi con tre condanne ad 8 ani di reclusione), o di manifestazioni violente (lancio di bottiglie, blocco delle strade con i cassonetti) spesso in concomitanza all’intensificazione dei presidi delle forze dell’ordine o dei comitati di quartiere.

Allo stato, la maggior parte degli occupanti – che hanno nominato persino un rappresentante per ciascuno delle 28 etnie africane presenti – bivacca e passa il tempo come può, con la onnipresente solidarietà dei centri sociali. Dall’altro lato, chi abita le zone dell’Ex Moi-Lingotto è oramai esasperato e testimonia una netta riduzione del numero di attività commerciali presenti nel quartiere nonché il crollo del valore commerciale delle proprie abitazioni.

I residenti non credono infatti più ad alcuna promessa ed anzi cominciano a temere anche il rischio terrorismo legato fenomeni di radicalizzazione islamica, posto che le palazzine fungono anche da crocevia di soggetti non identificati. In aumento anche le segnalazioni legate a fenomeni di maleducazione ed aggressività che ormai si registrato in pieno giorno alla presenza di donne e bambini.

I risultati delle (inesistenti) contromisure messe in atto dall’amministrazione sono decisamente poco soddisfacenti sebbene da mesi Comune, Prefettura, Compagnia di San Paolo, Diocesi, Città metropolitana e Regione Abbiano costituito un tavolo inter-istituzionale per dare soluzione ad una situazione di emergenza che ormai persiste dal lontano 2013. La prima delle palazzine occupate ormai doveva essere liberata questa primavera, ma l’estate è alle porte e nulla lascia presagire che lo sgombero venga in effetti eseguito.

Fallito anche l’auto-censimento degli occupanti delle palazzine voluto dall’amministrazione penta stellata con il quale si puntava ingenuamente sulla collaborazione degli immigrati: dei circa 1300 migranti presenti, solamente 110 sono si presentati spontaneamente per farsi censire.

Ma proprio sulla questione censimento occorre riavvolgere il nastro. Il Sindaco Chiara Appendino sembra infatti dimenticare che all’Anagrafe, nel 2014, vennero già registrati 800 migranti circa (la maggior parte degli occupanti quindi) a cui venne fornita anche una residenza fittizia creata ad hoc per consentirgli agevolazioni burocratiche. L’idea del censimento pare quindi più che altro un’operazione mediatica, finalizzata a creare l’illusione di un’amministrazione all’opera sul problema.

Nel frattempo – torniamo al maggio 2017 – viene premiata l’illegalità.  Chi occupa e non ha provveduto al (ridicolo) censimento voluto dal M5S (anche se si fa fatica a vedere le differenze con la precedente gestione targata PD) resta lì dov’è e sopravvive come ha sempre sopravvissuto, più o meno illegalmente. Chi invece, comunque certo dell’impunità, si è presentato a declinare le generalità (la maggior parte occupava le cantine delle palazzine e presumibilmente pretende ora una miglior sistemazione) viene posto su un trampolino di lancio per l’assegnazione delle case popolari. Le autorità sono difatti riuscite a trovare a tempo di record numerosi alloggi da mettere a disposizione degli occupanti. Si tratta di circa 150 immobili per 2/3 appartenenti al patrimonio immobiliare della Chiesa e per 1/3 a quello Comune di Torino.

E qui si apre un altro capitolo che induce ad opportune riflessioni. In tempi in cui sembra che non vi siano risorse per aiutare le famiglie italiane in emergenza abitativa, oltre alla discutibile destinazione degli immobili a favore di immigrati clandestini, stanno per essere recuperati anche 2 milioni di euro (tra il finanziamento della Compagnia di San Paolo, 1 milione e 750mila euro, e i 500.000 euro messi a disposizione dal Ministero dell’Interno) per la ristrutturazione dei precitati 150 immobili. Attivati anche i progetti di inserimento rapido nel mondo del lavoro degli occupanti.

Nel mentre, si continuano ad attendere risposte e soluzioni dal sindaco 5 Stelle Chiara Appendino, magari, perché no, anche a vantaggio degli italiani residenti nel quartiere Lingotto come dei commercianti di zona. Un primo passo potrebbe essere quello di dialogare a scadenze fisse con i comitati di quartiere (primo fra tutti il Comitato “Ex Moi –Lingotto”) i quali raccolgono quotidianamente le testimonianze dei residenti legate alle problematiche che l’amministrazione fa finta di non vedere o tenta di sminuire.

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