Per Vauro uccidere un fascista è ancora un non-reato? – IL VIDEO

imageRoma 5 dic – Luoghi comuni. Politicamente corretto. Cose che hanno reso i talk un’accozzaglia di banalità. E infatti gli ascolti crollano. Anche i programmi di satira non fanno ridere e non dicono nulla.

Come Vauro Senesi, vignettista toscano. In passato candidato con il Partito Comunista ora ridotto a fare il dinosauro ad Announo, programma indefinibile su La7 presentato da Giulia Innocenzi ma coordinato dall’uomo che nessuno vuole ma che non si sa come e perché c’è sempre: Michele Santoro.

Vauro dicevamo. Anche lui come Santoro, criticato su più fronti per alcune vignette “scorrette”, ma da decenni presente sul piccolo schermo.

Ieti sera, però, il vignettista pistoiese ha toccato il fondo.


Nel programma condotto dalla Innocenzi, dopo aver mostrato alcune vignette che hanno strappato qualche applauso solo perché uno studio televisivo in silenzio non è bello, Vauro inizia a litigare con Francesco Storace sugli anni di piombo.

“Io là”, “io qua”. Tutti hanno vissuto tutto. Tutti c’erano. Tutti erano amici di. Ma tutti sono ora in tv a strillarsi contro.

Storace strilla a Vauro che a lui hanno sparato e ha “avuto la fortuna che i tuoi compagni non mi hanno ammazzato”. “La prossima volta gli dirò di mirare meglio” la sentenza di Vauro (vedi qui sotto il video tratto da Repubblica Tv)

Applausi a scena aperta. Probabilmente chi ha applaudito non sa cosa sono stati gli anni di piombo. Ma è figlio del luogo comune “i politici sono merde” e quindi qualsiasi insulto va bene. Non sanno che negli anni di piombo “uccidere un fascista non è reato” e che la classe politica, che guardano con nostalgia, chiudeva gli occhi e si tappava le orecchie. Non sanno che un altro vignettista, Jacopo Fo (figlio di Dario Fo), disegnava vignette satiriche sul rogo di Primavalle, in cui persero la vita i fratelli Mattei, figli dell’allora segretario locale del MSI. Ma tanto “uccidere un fascista non è reato”. Figuriamoci insultarne la memoria.

E questo ha fatto Vauro. Ha insultato la memoria di chi quegli anni non li può raccontare (da entrambe le parti).

Mentre lui, che ha chiesto scusa (forse padron Santoro gli ha dato qualche frustata durante la pubblicità?), dal suo trespolo di Announo continua a far disegni, a prendere soldi e a non far ridere.

Ma va bene così. È questo il politicamente corretto: uccidere un fascista non è reato.

Federico Rapini

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