Vi ricordate quando ancora votavamo?

 

Matteo-Renzi-1-1024x731Roma, 14 feb – Alla fine è successo l’ineluttabile. Per comprendere lo svolgimento della vicenda Renzi basta appellarsi alla legge di necessità della tragedia greca, l‘ananke, alla quale non possono opporsi nemmeno gli dèi. La Direzione del Pd, che ieri ha sfiduciato Letta (136 sì contro 16 no), ha deciso che nascerà un nuovo Governo. La consultazione popolare va a farsi benedire, i votanti delle primarie bastano e avanzano a legittimare un nuovo Governo. Oggi Letta annuncerà le dimissioni al Colle e le delegazioni dei vari partiti, tranne il M5S e Lega, che hanno già annunciato di non voler partecipare, si consulteranno con Napolitano.

Tu quoque Renzi. E pensare che fino a due giorni fa Letta aveva fermamente dichiarato di voler restare fermo al suo posto. Cosa è successo nel frattempo? Assolutamente nulla. Renzi ha già pronta una squadra di Governo, segno del fatto che la nascita di un nuovo esecutivo era nell’aria, inoltre stamattina è arrivata la benedizione della finanza internazionale: alla notizia delle imminenti dimissioni di Letta, la Borsa di Milano ha aperto in attivo. E come se non bastasse, Repubblica, ormai da tempo, ha attuato una campagna a favore del sindaco di Firenze, ieri ad esempio, in prima pagina compariva un editoriale di Ilvo Diamanti dal titolo “Matteo piè veloce”. Insomma, doveva essere così e così è stato nonostante il 18 gennaio Renzi avesse lanciato su Twitter l’hastag  #Lettastaicalmo, quasi a proporsi come uno al di sopra delle parti, uno che non pensa al potere. E invece eccolo lì: “Dobbiamo avere un’ambizione smisurata. Chi fa politica ha il dovere di rischiare in alcuni momenti. Vale anche per me” – ha dichiarato ieri Renzi. Stamattina invece, l’ormai ex sindaco, a Firenze, città che ha usato come vetrina, ha detto: “È un momento delicato, ma anche uno dei più belli per me”.


Ma la vera domanda è: chi legittima Renzi? Non i contenuti, visto che quando si parla di riforme, il fiorentino è sempre molto vago e il dossier di Letta per far ripartire l’Italia non era tanto dissimile dal “job act” di Renzi. Non il mandato popolare, visto che non si tratterebbe di un Governo eletto tramite regolari elezioni e il Pd non è arrivato nemmeno al 30% alle ultime elezioni, quindi non rappresenta una maggioranza tale da poter guidare un Governo in nome del popolo italiano. Di nuovo torna in ballo la necessità: deve governare Renzi, punto e basta.

Nuovi equilibri. Non è ancora chiaro chi potrebbe sostenere un Governo guidato da Renzi. Alfano, come un buon cortigiano, ha subito fiutato l’affare e si è proposto a patto di non dover coabitare con Sel e grillini. Secca la risposta del renziano Faraone ad Alfano: “Sarà un esecutivo politico”. Vendola al momento condanna la nascita di un Governo Renzi: “Quello che sta accadendo è una tipica manovra di Palazzo, con un copione anche molto triste dal punto di vista dei rapporti umani”. Lo ha detto il leader di Sel, Nichi Vendola. “Ho ascoltato con molta attenzione la relazione, breve e veloce, di Matteo Renzi, con cui ha liquidato senza nessuna analisi di merito l’esperienza del governo Letta. Ha parlato di un cambiamento che non ha alcuna relazione con le ragioni della crisi sociale, di quel che è fuori dal Palazzo”.

Roberto Guiscardo

 

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