zuluVerona, 26 ago – Il Primato Nazionale è quindi “un pessimo sito nazionalista”. Parola dei 99 Posse, che dedicano una menzione al nostro quotidiano on line, pur senza nominarne la testata, sulla loro pagina facebook in relazione al loro concerto annullato secondo le ben note vicende qui ricostruite.

Dopo quasi un giorno di meditazione, quindi, il gruppo napoletano rompe gli indugi e pubblica un lungo commento alla vicenda rimbalzata anche su media nazionali certo di maggiore risonanza rispetto a questo.

Il testo, in verità, scopiazza gran parte del comunicato di alcune realtà antagoniste veronesi già da giorni on line e plagia persino il “brutto articolo” del Primato, laddove per il comportamento di Tosi si utilizza l’espressione “cerchiobottista”.

Nel pezzo del nostro collaboratore, tuttavia, la definizione aveva un senso: il sindaco di Verona, infatti, ha furbescamente fatto mostra di liberalità garantendo un diritto che nessuno aveva messo in discussione, quello di espressione, tuttora valevole persino per i 99 Posse, laddove la pietra dello scandalo era tutta basata sul patrocinio e sui denari pubblici spesi per l’evento. Ovviamente fa molto più comodo a Zulu e compagni spostare l’attenzione su un presunto attentato alla libertà. E diciamo che fa parte del gioco.

Quello che è decisamente più scorretto è semmai voler spostare l’asse della polemica dalla politica a una inesistente questione campanilistica, con l’intento di attirare a sé una massa di manovra ben più ampia di quella coinvolta grazie ai suoni disarticolati del gruppo partenopeo. Insomma, una questione di coerente gestione dei fondi diventa prima una questione di libertà d’espressione, poi una questione di orgoglio napoletano. Il che, a ben vedere, è proprio un bel gioco delle tre carte (sperando che Zulu non voglia vedere nella metafora gli estremi dello stereotipo razzista).

Detto questo, il fatto che i 99 Posse non suonino a Verona non sposta di una virgola lo stato di salute della nazione e della stessa città di Verona, come peraltro il nostro articolo metteva in evidenza. Chi se ne frega di dove suonano i 99 Posse. Tutta la vicenda, in realtà, è poco più che una polemichetta estiva alla Studio Aperto, a parte forse per chi ha perso un sostanzioso cachet.

Fa tutt’al più sorridere che a gridare al boicottaggio sia proprio l’area politica che del boicottaggio ha fatto una prassi sistematica, con la differenza che stavolta, per quel che ne sappiamo, gli organizzatori non hanno ricevuto telefonate minatorie nel cuore della notte, non hanno visto serrande bruciate e scritte minacciose sotto la propria abitazione, non hanno sentito sotto alle proprie finestre slogan lugubri urlati da cortei organizzati al solo scopo di impedire un concerto, una manifestazione, la presentazione di un libro, l’apertura di una sede. Stavolta nessun partito di governo, nessun sindacato ha diramato comunicati invitando al boicottaggio, alla messa fuori legge, alla discriminazione politica.

Come boicottaggio, a ben vedere, quello di Verona è stato davvero poca cosa. Forse perché un posto in una municipalizzata non vale sessant’anni di bivacco all’ombra del potere.

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