Antonio Conte: l’Al Pacino del calcio italiano

conte Roma, 6 mag – Ieri sera la Juventus ha legittimato ulteriormente la conquista del terzo scudetto consecutivo. I protagonisti di questo risultato storico sono, ovviamente, tanti. Ma se dovessimo individuare il principale artefice, non avremmo dubbi: Antonio Conte, ovvero colui che ha dato un’identità precisa ai bianconeri. Tra i tanti, il suo maggior pregio è essere stato capace di trasmettere una mentalità vincente a una squadra che veniva da due anonimi settimi posti in campionato.

Antonio Conte si è dimostrato principalmente un grandissimo motivatore. Secondo Stefano Tavoletti, mental coach che ha scritto con Walter Zenga il libro “L’allenatore carismatico”, in una performance agonistica l’aspetto mentale incide per almeno il 70%. Per un allenatore, quindi, non è sufficiente curare gli aspetti tecnici, tattici e fisici. Deve anche essere capace di allenare la mente, di motivare la squadra. Secondo Gianluca Vialli, Conte è bravissimo in questo: «è un tecnico con le idee chiare, magari non complicatissime, ma molto efficaci. Soprattutto è un martello, e di solito la combinazione tra l’avere le idee chiare ed essere un martello, risulta vincente». Antonio Conte trasmette continuamente carica, adrenalina e fiducia ai suoi giocatori, così come faceva da gregario del centrocampo juventino nei confronti degli Zidane e dei Trezeguet. E del passato da giocatore ha mantenuto anche lo spirito vincente. Conte è un incontentabile, un allenatore capace di tenere sempre altissima la tensione della squadra, un allenatore che è riuscito a trasmettere la sua forza di volontà e la sua mentalità ai bianconeri.

al pacinoConte è la guida carismatica di questa Juventus, capace di parlare alla squadra come l’Al Pacino di Ogni maledetta domenica – riprendendo quanto detto dall’allora rivale Rino Gattuso: «La realtà qual’è? La realtà è il campo, la realtà è il sudore, la realtà è il sacrificio […] Andiamo a guardare chi ci sta davanti, perché adesso abbiamo raggiunto una maturità tale, che ce la possiamo giocare fino alla fine […] Devono vincere lo scudetto? Devono sputare sangue fino all’ultima partita! Però per fare questo non dobbiamo avere atteggiamenti superficiali».

Il suo carattere da leader è riconosciuto da tutti i suoi giocatori. Carlitos Tevez, in una intervista rilasciata nella prima parte della stagione, ha detto di Conte: «È un duro, ma per me è un fenomeno. Mi ha sorpreso molto, per lui ogni partita è una finale, vuole sempre vincere, non si accontenta mai. È un maniaco del lavoro, ma poi i risultati si vedono in campo». Così come l’Apache, tutto i giocatori sono molto legati al proprio tecnico. Conte è riuscito a conquistarsi la piena fiducia e stima del gruppo, divenendone, più che semplice gestore di giocatori, un ingranaggio fondamentale. La prova lampante sono i festeggiamenti di domenica sera, con Conte preso in braccio da Pogba e portato in trionfo da tutta la squadra: https://www.youtube.com/watch?v=hERBuq97-QQ .

L’allenatore leccese non ha, ovviamente, solo estimatori. Come tanti vincenti si è attratto molte antipatie. Forse proprio per questo, non poteva non essere ben visto da chi con le antipatie altrui è riuscito a costruire grandi successi, José Mourinho: «Dite che i tifosi lo chiamano il Mourinho italiano? La cosa mi onora, Antonio mi piace un sacco come allenatore. È un vincente, sa quello che vuole, ha carisma». Anche l’allenatore portoghese, il top per quanto concerne strategie comunicative e motivazionali, mette in risalto il carisma e la mentalità vincente dell’allenatore juventino.

Per questo possiamo affermare con certezza che, anno prossimo, a Vinovo, proveranno ad alzare l’asticella e a fare meglio in Europa. Come dice Walter Zenga, è proprio di una mentalità vincente provare a migliorarsi continuamente, non accontentandosi degli obiettivi raggiunti e aspirando a traguardi più ambiziosi. E se c’è una cosa che a Conte non manca, è proprio questa mentalità.


 Renato Montagnolo

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