Augusto-prima-porta-1

Roma, 26 ott -In occasione del bimillenario della morte di Augusto (19 agosto del 14 d.C.), le Scuderie del Quirinale hanno organizzato una mostra che ripercorre la vita dell’imperatore e la nuova epoca storica da questo inaugurata.

I numerosi reperti provenienti dai più importanti siti culturali europei, dal British Museum ai Musei Vaticani passando per Parigi e Pompei, mettono in mostra lo splendore e la prosperità del periodo Augusteo. La fine delle guerre civili fu infatti un epoca di pace e prosperità e poeti del calibro di Orazio e Virgilio decantarono questo periodo esaltando i concetti di pax, concordia, pietas.

Entrando nel vivo della mostra, quello che risalta agli occhi dell’osservatore attento, è il volto inespressivo e rilassato delle numerose statue e busti presenti nella prima sala: una inespressività che non simboleggia malinconia e tristezza (come qualche guida affermava) ma rappresenta una pax interiore contemplativa. Lo stesso Augusto così detto di Prima Porta, dal luogo in cui fu ritrovata la statua che lo raffigura, ha un volto disteso che non lascia trasparire emozioni, ma non è il volto della persona inquieta e malinconica  che scruta l’infinito (sempre secondo quanto sostenuto dalla guida), al contrario è lui che col suo gesto, con il suo indice puntato va a stabilire un confine (il finito) che andrà conquistato e difeso con quello stile che traspare dalla sua figura: autorità e decisione. La sua armatura è ornata in modo molto accurato e rappresenta la  restituzione, da parte del re Fraate IV di Parthia, delle insegne di Crasso, sotto la supervisione del Caelum, di Apollo e di Diana. Uno strettissimo legame col passato deducibile, oltre che dai fregi su l’armatura, dal frequente richiamo negli ornamenti e nelle produzioni dell’epoca Augustea di soggetti appartenenti alla mitologia romana (viene raffigurata più volte la fuga da Troia di Enea con Anchise e Iulo Ascanio, di cui tra l’altro Augusto è discendente essendo lui membro della Gens Iulia).

Proseguendo nella visita si possono ammirare numerosi resti di templi eretti in questo periodo in onore degli dèi. Molto significativo è infatti il rapporto di Augusto con la divinità, la pietas, tanto che durante i suoi oltre quarant’anni di regno erigerà la bellezza di 82 templi a divinità vecchie e nuove, tra cui più di uno a Fortuna. Questo elemento vitale e del tutto pagano di far nascere in un certo senso gli dèi dagli uomini è sintomo di un rapporto con la divinità più diretto, dove gli uomini e gli dèi abitano le stesso mondo e l’aspirazione dei primi è raggiungere per mezzo delle virtù la sacralità dei secondi. Senza capire questo, questa tensione al divino, sì che lo sguardo di Augusto diventa malinconico e i templi alla Fortuna somigliano a riti superstiziosi. Proprio Augusto verrà dopo la sua morte considerato una semi-divinità, e a lui come in precedenza fu fatto per Cesare verrà eretto un tempio.

Nella parte della mostra in cui vengono esposti gli ornamenti delle case dei nobili romani si rimane poi colpiti dal gusto, dallo spiccato senso del Bello che essi possedevano. Gli arredi domestici in bronzo, argento e vetro sono rifiniti e raffinati mentre gli strumenti utilizzati in situazioni più conviviali non mascherano attributi più “hot” ( come un braciere le cui basi sono quattro satiri con sguardo furbo e membro al vento) a dimostrazione che c’era un tempo per la sobrietà e un tempo per il divertimento senza però mai perder l’eleganza, lo stile. Almeno nell’arredamento…

Rolando Mancini

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