daverioPhilippe Daverio, critico d’arte e noto volto della tv, l’altro ieri era a Lucca per un’altra tappa del suo tentativo di ‘salvare’ l’Italia. “Save Italy” è infatti il movimento d’opinione internazionale da lui creato al fine di sensibilizzare l’opinione pubblica sullo stato precario dei beni culturali italiani. Un patrimonio che, dice Daverio, appartiene a tutta “l’umanità d’occidente”, la quale ha il diritto di goderne e insieme il dovere di tutelarlo.

 

“Crediamo che il Pil sia importante – ha spiegato Daverio – e non dico il contrario, lo è, ma non basta: la società moderna lo annovera tra gli indici di qualità della vita, facendo corrispondere la sua crescita ad un maggior livello di benessere, ma è palese che le cose non stiano così. Come diceva Kennedy, anche un incidente automobilistico va ad incrementare il Pil, ma possiamo forse considerarlo un bene collettivo? In un’ottica di maggior giustizia sociale ed equilibrio ambientale è opportuno sostituire il Pil con un parametro di soddisfazione della qualità dell’esistenza”.

 

Per quanto riguarda l’architettura, Daverio ha individuato esattamente il punto in cui si è creata la frattura, che ha spezzato quella tradizione che ha contraddistinto la cultura e il paesaggio dell’Italia per millenni. Si tratta della fine della Seconda guerra mondiale, momento dal quale è iniziata la sistematica dilapidazione dell’eredità architettonica italiana.

 

Il motivo? È ideologico: all’architettura si è contrapposta l’edilizia, all’idea di spazio la sua speculazione, secondo una visione che Daverio ritiene “conseguenza patologica dell’antifascismo”. Insomma, quando i vincitori del conflitto bellico hanno iniziato l’opera di rimozione storica, si sono dimenticati che gettando a mare il fascismo, buttavano via anche tutto l’impianto culturale su cui questo si era organicamente innestato. Compresa l’architettura.

 

L’Italia ha così scoperto che il richiamo alla millenaria tradizione italica operato da Mussolini, aveva radici più profonde della mera retorica, le quali una volta recise non hanno potuto impedire il crollo della quercia secolare dell’architettura italiana, aggredita dalle ruspe del materialismo edilizio antifascista.

 

E anche se ora la voglia di architettura sta tornando, Daverio sentenzia: “non siamo preparati”.

È morto Sansone con tutti i filistei.

 

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